La cooperazione salesiana secondo i congressi internazionali di Bologna e Torino*

 

Comunicazione

ALBERT DRUART, SDB

 

 

Nell'Unione dei Cooperatori salesiani è invalsa ormai da tempo la bella usanza di indire delle solenni assisi in cui vengono radunati, secondo una periodicità relativamente regolare, i membri dell'associazione.1 Mentre rendono un vibrante omaggio a Don Bosco, loro fondatore, questi congressi valutano l'azione degli anni precedenti e definiscono i nuovi obiettivi per gli anni successivi. Ogni congresso internazionale dei Cooperatori salesiani costituisce, quindi, una tappa nella storia della loro Unione. I primi tre (Bologna, 1895; Buenos Aires, 1900; Torino, 1903) rivestono un'importanza particolare. In effetti, essendo stati celebrati dopo circa un quarto di secolo di esistenza dei Cooperatori, manifestarono la vitalità dell'Unione e della Congregazione religiosa da cui dipendevano. Contribuirono pure alla elaborazione e diffusione di una concezione della cooperazione salesiana che si è imposta impercettibilmente fino a poco tempo fa.

Le presenti note vogliono essere un contributo retrospettivo circa la genesi e la storia dell'Unione dei Cooperatori. Dopo una prima parte che tenterà di delineare il contesto storico dei primi tre congressi, in una seconda parte verranno studiati i diversi aspetti della concezione della cooperazione salesiana che affiorano nei testi lasciatici da queste assemblee. La conclusione svilupperà alcune riflessioni di natura più generale relative all'Unione dei Cooperatori. È doveroso notare subito il permanere di temi dibattuti in occasione dei tre congressi: la cooperazione salesiana vi è espressa con gli stessi schemi dai diversi oratori. Quest'identità di vedute consente di riunire in un unico sviluppo tutto ciò che, in questi primi tre congressi, concerne l'argomento di questa comunicazione.

La base della presente ricerca è stata costituita naturalmente dagli Atti pubblicati di tali congressi. I loro organizzatori ebbero l'accortezza di lasciare gli Atti che presentano un quadro abba­stanza obiettivo dei lavori e dei momenti salienti. 2

 

*BIBLIOGRAFIA

Actas del segundo congreso de Cooperudores salesianos celebrado en Buenos Aires los dias 19. 20, 21 noviembre de 1900, Buenos Aires 1902.

A. ALBERTAZZI, Il cardinale Svampa e i cattolici bolognesi (1894-1907), Brescia 1971.

A.      AMADEI, Il servo di Dio Michele Rua, 3 voll., Torino 1931-1934.

Atti del primo congresso internazionale dei Cooperatori salesiani tenutosi in Bologna al 23, 24 25 aprile 1895, Torino 1895.

Atti del III Congresso internazionale dei Cooperatori salesiani con appendice sulla incoronazione di Maria Ausiliatrice, Torino 1903.

«Bollettino Salesiano», 1895, 1900, 1901, 1903.

« Bulletin Salésien », 1895, 1900, 1901, 1903.

E. CERIA, Annali della Società Salesiana, 4 voll., Torino 1941-1951.

E. CERIA, I Cooperatori Salesiani. Un po' di storia, Torino 1952.

La Famiglia Salesiana (Colloqui sulla vita salesiana, 5), Torino-Leumann 1974.

A. GAMBASIN, Il movimento sociale nell'Opera dei Congressi (1874-­1904). Contributo per la storia del cattolicesimo sociale in Italia, Roma 1958.

G. B. LEMOYNE, A. AMADEI e E. CERIA, Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco, 20 voll., San Benigno e Torino 1898-1948.

G. BOSCO, Regolamento dei Cooperatori, 1876.

P. SCOPPOLA, Dal neoguelfismo alla democrazia cristiana, Roma 1957.

M. WIRTH, Don Bosco e i Salesiani. 150 anni di storia, Torino-Lcumann 1970.

 

 

1 Si tennero dei congressi a Bologna (1895), Torino (1903, 1920, 1926), Milano (1906), Roma (1952, 1959), Buenos Aires (1900, 1924), Lima (1906, Santiago del Cile (1909), Sào Paulo (1915), Bogotaí (1930), Bruxelles ( 1958), Madrid (1960) e Barcellona (1961), Cfr M. WIRTH, Don Bosco e i Salesiani. 150 anni di storia, Torino-Leumann 1970, pp. 389-390.

2 Atti del primo congresso internazionale dei Cooperatori salesiani tenutosi in Bologna ai 23, 24 e 25 aprile 1895, Torino 1895; Actas del segundo congreso de Cooperadores salesianos celebrado en Buenos Aires los dias 19 - 20 - 21 noviembre de 1900, Buenos Aires 1902. Abbiamo studiato la conferenza di G. VESPIGNANI, La Cooperación Salesiana, ivi, pp. 78-­87; Atti del III Congresso internazionale dei Cooperatori salesiani con ap­pendice sulla incoronazione di Maria Ausiliatrice, Torino 1903.

 

 

 

I. I PRIMI TRE CONGRESSI INTERNAZIONALI DEI COOPERATORI SALESIANI (1895, 1900, 1903)

 

 

L'occasione

 

Volendo promuovere l'unità tra i Cooperatori salesiani, Don Bosco li invitava a riunirsi attorno al loro superiore almeno due volte all'anno.3 Lui stesso, durante i suoi viaggi, provocava tali riunioni e vi intratteneva i partecipanti sullo sviluppo della sua opera.4 Da parte sua, Don Rua, suo primo successore, riprese questo modo di fare. È’ in questo clima che nacque l'idea di congressi internazionali che avrebbero riunito i Cooperatori delle diverse nazioni in cui si erano sviluppate le opere salesiane. D'altronde, si aveva già l'esperienza di congressi cattolici nei diversi paesi. L'Italia, in particolare, conosceva il movimento dei Congressi cattolici italiani che si riunivano più o meno regolarmente dal 1874.5 Inoltre, riunioni di questo genere erano consigliate dal Sommo Pontefice Leone XIII, che incoraggiava i cristiani a riunirsi per far fronte ai nemici della Chiesa. Il congresso di Bologna va collocato in questo quadro.6

L'idea di convocare un primo congresso, ventilata nel settembre del 1894 in occasione della prima riunione dei direttori diocesani dei Cooperatori, guadagnò rapidamente terreno. Poté contare sull'intraprendenza di un promotore quale Don Stefano Trione e sull'appoggio potente del cardinale Svampa.7 Quest'ultimo, uomo aperto, si riprometteva molto dal congresso salesiano per rilanciare le opere cattoliche della sua città episcopale e della sua diocesi bolognese.8  Convocato per i giorni 23-25 aprile, il congresso fu preparato attivamente durante il primo trimestre del 1895.

I due congressi di Buenos Aires (1900) e di Torino (1903) avevano di mira di sottolineare, ciascuno, un avvenimento salesiano. In Argentina, si trattava di celebrare degnamente il venticinquesimo anniversario delle missioni salesiane. In Italia, si voleva preparare con la riflessione la solenne incoronazione della statua di Maria Ausiliatrice.

Se in linea di principio il congresso sud-americano non incontrò ostacoli - l'idea era stata lanciata già nel congresso di Bologna -, non fu così per l'assemblea di Torino.9 Si temeva di non poter raggiungere i vertici dei due precedenti convegni e, con ciò stesso, di metterli in ombra. Ma gli argomenti di Antonio Simonetti, ritenuto buon conoscitore del suo tempo, sortirono il loro effetto e in data 4 settembre1902 si deliberò di celebrare un congresso a Torino, lasciando a Don Rua la libertà di determinarne la data.10 Questi decise di preparare l'incoronazione dell'Ausiliatrice con il congresso tenutosi il 14-16 maggio 1903.11

La conoscenza che si aveva dello svolgimento dei Congressi cattolici e l'esperienza acquistata a Bologna consentirono di compiere con una certa rapidità i lavori di preparazione. Il congresso si svolse nello stesso clima di fervore trionfante che aveva caratterizzato le manifestazioni di Bologna e di Buenos Aires. Pare comunemente ammesso che queste differenti riunioni abbiano risposto alle speranze che avevano suscitate. Numerose generazioni di Salesiani le considerarono come veri trionfi nella linea delle previ­sioni di Don Bosco sull'avvenire della Congregazione salesiana. 12

 

 

3 Regolamento dei Cooperatori, 1876, cap. V, art. 8; cap. VI, art. 4.

4 MB. Indice, 87-88.

5 A. GAMBASIN, Il movimento sociale nell'Opera dei Congressi (1874-­1904), Roma 1958, p. 622. Si era pure a conoscenza dei Katholikentage tedeschi e dei Congrès catholíques de Malines in Belgio.

6 « Bollettino Salesiano », febbr. 1895, p. 31.

7 Stefano Trione, segretario generale dei Cooperatori salesiani. Nato a Cuorgné (Torino) 8.XII.1856; professò il 15.XII.1872; fu ordinato sacer­dote a Roma il 12.VII.1879; morì a Torino i1 1°.IV.1935. Fu l'attore prin­cipale dei congressi di Bologna e di Torino e l'anima dell'organizzazione dei Cooperatori salesiani (cfr M. WIRTH, op. cit., p. 387). Domenico Svampa, cardinale, arcivescovo di Bologna. Nato a Montegranaro (Italia) il 13.VI. 1851; ordinato sacerdote nell'aprile del 1874; vescovo di Forlì nel 1887; cardinale e arcivescovo di Bologna nel 1894; morto a Bologna nel 1907. Sostenne efficacemente i congressi salesiani (cfr « Bollettino Salesiano », sett. 1907, p. 282-283).

8 A. ALBERTAZZI, Il cardinale Domenico Svampa e i cattolici bologne­si, Brescia 1971, p.35-38.

9 Annali, III, 108.

10 Atti Torino, p. V-VI.

11« Bollettino Salesiano », marzo 1903, p. 67.

12 Annali, II, 409. Cfr anche M. RUA, Lettera annuale ai Cooperatori Salesiani, in « Bollettino Salesiano », gen.-febbr. 1904, p. 2-3.

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Lo scopo

 

È certo che questi congressi hanno contribuito efficacemente a far conoscere Don Bosco e a conferire un nuovo impulso alle sue opere e all'Unione dei Cooperatori. Ma se gli scopi volutamente propagandistici non furono assenti, ciò non significa che furono gli unici. « Tutto servì a illustrare lo spirito informatore dell'opera di Don Bosco e a far penetrare profondamente questo spirito nell'animo dei Cooperatori presenti in vista dei salutari effetti che per loro mezzo avrebbe prodotto nella chiesa e nella società ».'3 Si trattava di far conoscere lo spirito di Don Bosco e le opere che aveva promosso per la salvezza della gioventù; di farne comprendere la necessità; di illustrare i successi riscossi dai Salesiani; di esporre i bisogni da cui erano pressati. Partendo da questa piattaforma si nutriva la speranza di suscitare numerosi Cooperatori e Cooperatrici. « Pertanto il far conoscere più largamente lo spirito da cui fu informato Don Bosco, il farlo vie meglio penetrare e crescere, segnatamente nell'animo dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane, il moltiplicarne le istituzioni, è opera quanto mai corrispondente ai bisogni dell'età nostra, e perciò altamente commendevole ».'4 Naturalmente questo obiettivo assumeva modulazioni differenti secondo le circostanze precise dell'incontro. A Bologna emerge allo stato puro, se così si può dire. « Nutriamo pur noi fiducia che da tale riunione di persone di sì buona volontà, quali sono i Cooperatori salesiani, abbiano a risultare abbondanti frutti pel bene delle anime, e specialmente nuovo e potente impulso all'educazione cristiana della gioventù, e però vantaggioso alla vera rigenerazione della società... ».15

Cinque anni più tardi, a Buenos Aires, occorreva inoltre informare i Cooperatori del come erano state impiegate le loro offerte: « diffondere la conoscenza dell'Opera di Don Bosco e con la rassegna delle cose fatte in venticinque anni, rendere conto ai Cooperatori del come erano state impiegate le loro beneficenze, tributando loro i dovuti ringraziamenti ».16 Si approfittò, d'altra parte, della presenza nella capitale argentina di un notevole numero di responsabili delle attività salesiane, venuti ad assistere al congresso, per tenere una specie di « Capitolo generale sudamericano ».17

A Torino, il luogo stesso e la particolare occasione avrebbero permesso di ritornare alle fonti per riprendere coscienza dello scopo da raggiungere e dei nuovi bisogni. « Lo scopo del Congresso odierno deve esser quello di dar segno di vita, di conoscerci meglio fra di noi, di affiatarci, di ritornare col pensiero sopra le opere che si stanno compiendo, di studiare i nuovi bisogni e di trovare i mezzi adeguati, onde provvedere alle esigenze sociali... Si tratta di rianimare lo spirito secondo le idee di Don Bosco... ».18 Si sarebbe ancora trattato di incoronare la statua della Madre di Dio per donarle più che una corona d'oro e delle pietre preziose, una corona morale fatta di fede e di carità.19

Questi diversi obiettivi si concretizzano in ciò che vennero chiamati « i frutti del congresso ». In effetti, questi convegni fu­rono prolungati da realizzazioni concrete, a volte sorprendenti. Così, in seguito al congresso di Bologna, ci si felicitò del successo riportato alle elezioni politiche e amministrative, che ebbero luogo durante la preparazione del medesimo.20° Ma i frutti del congresso presero corpo soprattutto in istituzioni durature: una casa salesiana di fronte alla stazione ferroviaria, un oratorio festivo, una chiesa e un tempio votivo al Sacro Cuore.21 In Argentina, il congresso di Buenos Aires diede origine a un comitato di dame patronesse (sorto, come a Bologna, da un sotto-comitato femmi­nile che aveva collaborato alla preparazione del congresso), all'associazione degli Exallievi e a una fondazione salesiana che doveva essere il prototipo di quello che l'opera di Don Bosco aveva di più caratteristico.22 Se a Torino le realizzazioni non pre­sero corpo nella pietra, ciò non vuol dire che il congresso non abbia avuto dei risultati duraturi, quale la simpatia accresciuta verso l'opera di Don Bosco, il nuovo impulso ai Cooperatori salesiani, la costituzione di una commissione permanente per l'applica­zione delle decisioni prese. 23

È certo che, in linea generale, gli effetti dei congressi oltrepassarono le speranze dei loro promotori. Lo si può attribuire, senza dubbio, agli sforzi e all'impegno di cui si diede prova durante la loro preparazione e il loro svolgimento.

 

 

13 E. CERIA, I Cooperatori Salesiani. Un po' di storia, Torino 1952, p. 69.

14 Circolare d'invito al Congresso, in Atti Bologna, p. 11.

15 Lettera di Don Rua a Mons. N. Zoccoli, presidente effettivo del Comitato Promotore del Primo Congresso internazionale dei Cooperatori Salesiani, il 2 dic. 1894, in Atti Bologna, p. 8.

16 Annali, III, 110-111.

17 Ibidem, 119.

18 D. SVAMPA, Discorso d'apertura il 14 maggio 1903, in Atti Torino, p. 113.

19 F. CRISPOLTI, in «Bollettino Salesiano», maggio 1903, p. 125-127.

20 G. CARPANELLI, Ricordi e frutti del primo Congresso dei Cooperatori, il 14 maggio 1903, in Atti Torino, p. 123. Cfr anche A. ALBERTAZZI, op. cit. 37 e 50.

21 G. CARPANELLI, Ricordi e frutti.... p. 123-124.

22 Annali, III, 112-117. Cfr anche G. CAGLIERO, Parole sulle Missioni Salesiane e sugli emigranti italiani nell'America del Sud, il 15 mag­gio 1903, in Atti Torino, p. 153.

23 Annali, III, 338-339.

 

 

Lo svolgimento dei congressi

 

I tre congressi studiati si svolsero secondo l'iter che era stato messo a punto per il convegno di Bologna.24 Quest'ultimo era stato largamente ispirato dai metodi dei Congressi cattolici.

L'impressione generale che si ha è la meraviglia per la rapi­dità con cui vennero condotti i lavori di preparazione. A Bologna, la riunione costitutiva del comitato esecutivo ebbe luogo il 27 novembre 1894 e il congresso fu annunciato per la fine di aprile del 1895. Per quanto riguarda Torino, la decisione di tener un congresso è del 4 settembre 1902, ma Don Rua ne diede l'annuncio solo il 5 gennaio 1903 e il convegno sarà tenuto alla metà di maggio. Soltanto pochi mesi per preparare un « Congresso che doveva assumere un carattere di interesse mondiale ».ZS Molto rapidamente si mette in piedi un importante comitato - comitato promotore a Bologna e comitato centrale esecutivo a Torino -: i componenti sono scelti tra persone distinte delle due città. A Bologna conta 49 membri, dei quali 14 ecclesiastici. A Torino 81 membri, dei quali 21 ecclesiastici. Questi comitati furono presieduti: a Bologna da Nicola Zoccoli, vicario generale; a Torino da Luigi Spandre, vescovo ausiliare.26 I membri del comitato si distribuivano in diverse commissioni, incaricate ciascuna di un settore specifico. Per preparare il congresso di Bologna vi furono sei com­missioni: 1. per la ricerca e l'adattamento dell'Aula, 2. per raccogliere offerte e ottenere ribassi ferroviari, 3. per gli alloggi, 4. per la stampa, 5. per l'incombenza di esaminare e ordinare discorsi che si sarebbero dovuti leggere al congresso, 6. per le funzioni religiose e i festeggiamenti.27 A Torino il numero delle commissioni salì a nove: 1. organizzazione, 2. ricevimenti e alloggi, 3. finanze, 4. allestimento dei locali, 5. funzioni religiose, 6. stampa, 7. commissione di studio, 8. ordine interno, 9. assistenza sanitaria.28 Come è facile costatare, le diverse commissioni corrispondevano ai vari problemi che pone l'organizzazione di simili assemblee. Accanto a queste commissioni composte unicamente di uomini, a Bologna troviamo pure un sottocomitato femminile che «dovrebbe curarsi particolarmente di aiutare la commissione pel tesoro e quella per gli alloggi». Queste dame s'impegnarono, inoltre, a fare una calda propaganda per la buona riuscita del congresso, che esse avrebbero sostenuto con le loro preghiere.29

Uno dei primi compiti di questi comitati era quello di offrire la presidenza onoraria del congresso a un principe della Chiesa, mentre la presidenza effettiva spettava a Don Rua. A Bologna la si offrì ovviamente al card. Svampa, che aveva preso larga parte all'iniziativa. A Torino, venne offerta al card. Richelmy.30 Inoltre, questi comitati mandavano gli inviti, mobilitavano le organizzazioni dei Cooperatori sparsi nel mondo, interessavano il maggior numero possibile di persone al congresso, chiedevano la partecipazione o per lo meno l'adesione delle principali autorità ecclesiastiche delle regioni in cui erano sorte opere salesiane. Non pare che queste siano state consultate per l'elaborazione del programma e per la scelta degli oratori. Infatti, le commissioni di studio (la quinta a Bologna e la settima a Torino) erano costituite sia per ricevere i testi, sia in funzione di un programma già stabilito.

Parallelamente a questo lavoro di commissioni, venne svolta una campagna di informazione tramite la stampa e le conferenze tenute nei diversi luoghi. Queste furono svolte da Don Trione e da oratori estranei alla congregazione salesiana. Gli Atti dei congressi ne fanno fede. Se quest'iniziativa fu piuttosto timida per il convegno di Bologna, non fu così per duello di Torino. Venne invitato il celebre barnabita, Giovanni Semeria, il prof. Antonio Simonetti che aveva proposto gli argomenti rivelatisi determinanti per la decisione di convocare questo terzo congresso. Vi furono riunioni nelle principali città d'Italia, e inoltre a Lima (Perù) e a Lisbona (Portogallo).31 Per interessare poi l'intera congregazione ai lavori del congresso, Don Trione aveva inviato delle istruzioni agli ispettori salesiani d'America, d'Asia e d'Africa per raccomandare loro di costituire, tra l'altro, dei « Comitati d'onore composti di signori e di signore, perché collo splendore del loro nome accrescessero importanza al Congresso ».32 È così che ne incontriamo in Argentina, Belgio, Bolivia, Ecuador, Francia, Isola di Malta, Perù, Portogallo, Spagna, Uruguay, Tirolo, Venezuela.33 Tali comitati non dettero certo tutti prova di grande dinamismo, ma contribuirono senza dubbio a suscitare nel mondo un certo interesse per il congresso.

Quanto alla stampa, la si mobilitò largamente. Le diverse edizioni del Bollettino Salesiano resero conto dettagliato della pre­parazione e dello svolgimento delle riunioni. Le circolari del comitato e delle diverse commissioni apparvero nella stampa cattolica italiana e in qualche giornale straniero. Al congresso di Bologna presero posto, al tavolo della stampa, le rappresentanze di 39 giornali italiani e di 20 giornali stranieri. A Torino, la rappresentanza fu ancor più importante: 84 giornali di rappresentanza o di adesione al congresso, tra i quali 49 italiani e 35 stranieri.34° Per apprezzare queste cifre si deve tener presente che, a parte rare eccezioni, la stampa cattolica italiana non era fiorente all'epoca, e che i giornali stranieri presenti al congresso non erano rappresentativi della grande stampa dei loro paesi. Ciò nonostante la loro presenza conferì ai congressi una certa risonanza pubblica, e un carattere internazionale che fu ulteriormente accentuato dalla partecipazione di delegazioni straniere.

Si trattava, in effetti, di congressi internazionali; ma è difficile farsi un'opinione giusta dell'importanza di tali delegazioni straniere e della parte effettiva da essi svolta nei lavori. Furono pre­senti ai congressi alcune personalità straniere: a Bologna Charles de T'Serclaes, presidente del collegio belga di Roma, il marchese di Villeneuve Trans di Marsiglia e un sacerdote slavo, Don Smerchar; a Torino, oltre al marchese marsigliese, un avvocato di Barcellona, commendatore Manuel Pascual y Buffarul, per citare solo coloro che presero la parola. Il loro contributo ai lavori del congresso fu assai modesto: si trattò di un saluto convenzionale della loro nazione all'assemblea. Ch. de T'Serclaes non fece coro: con molto vigore invitò i cattolici italiani a uno sforzo particolare per sviluppare la stampa cattolica della loro nazione.35 Oltre a questa partecipazione effettiva, il segretario del congresso, Don Stefano Trione, diede lettura di numerosi messaggi d'adesione e di simpatia giunti da paesi dove lavoravano i Salesiani.36

Come si vede, tutto sommato la partecipazione straniera, benché assai limitata, fu sufficiente per giustificare il carattere internazionale dell'assemblea. Ma fu poco interessata al programma di lavori del congresso, che per altro faceva eco a determinate preoccupazioni della Chiesa italiana dell'epoca.

 

 

24 P. ALBERA, Lettera a Don Rua, il 18 nov. 1900, in « Bollettino Salesiano », febbraio 1901, p. 37-40. Cfr anche Annali, III, 108 e 310.

25 Atti Bologna, p. 2-3. Cfr anche Atti Torino, p. 5.

26 Atti Bologna, p. 5 e 12-13. Cfr anche A. ALBERTAZZI, op. cit., p. 61; Atti Torino, p. 21-23.

27 Atti Bologna, p. 14-15 e 251.

28 Atti Torino, p. 24-27. La commissione di Studio, certamente la più inportante delle nove, contava più di 30 membri. « È incaricata di studiare e discutere il programma del Congresso, preparare le relazioni sulle diverse parti del medesimo, riferire sui lavori delle sezioni, di raccogliere ed ordinare le discussioni, memorie ed osservazioni dei congressi » (Ibidem, p. 26).

29 Atti Bologna, p. 15-21.

30 Ibidem, p. 4-5; Atti Torino, p. 7. Agostino Richelmy, cardinale arcivescovo di Torino (1850-1923). Ordinato prete del 1873; professore di teologia dogmatica e di morale; vescovo d'Ivrea nel 1886; arcivescovo di Torino nel 1897; cardinale nel 1899.

31 Atti Bologna, p. 2-3; Atti Torino, p. 8-16. Giovanni Semeria, oratore e scrittore, religioso barnabita (1867-1931). Forte personalità la cui azione di sviluppo nei settori più diversi. Cfr Enciclopedia cattolica, XI, col. 275-­277.

32 Atti Torino, p. 5-6.

33 Ibidem, p. 64-76.

34 Atti Bologna, p. 37-38; Atti Torino, p. 90-92.

35 CH. DE T'SERCLAES, in « Bulletin Salésien », mai 1895, p. 108-110. Cfr anche A. ALBERTAZZI, op. cit., p. 41-42. Mons. de T'Serclaes rappresentante a Bologna Mons. Doutreloux trattenuto a Liegi da malattia. R, de VILLENEUVE-TRANS, in Atti Bologna, p. 64-66; in Atti Torino, p. 132-133. Cfr D. SMERCHAR, in Atti Bologna, p. 63-64; M. PASCUAL y BUFFARUL, in Atti Torino, p. 134-140.

36 Atti Bologna, pp. 98-710; Atti Torino, p. 79-89.

 

 

Il programma dei congressi

 

Secondo lo stile dei grandi congressi del tempo, i lavori vennero svolti parte in assemblee generali (adunanze) e parte in sezioni. Le assemblee generali, due per giorno, vedevano sfilare alla tribuna vari oratori che tenevano discorsi di circostanza o esposti dettagliati sull'uno o sull'altro settore dell'attività salesiana. Durante queste adunanze venivano comunicate le adesioni e specialmente gli incoraggiamenti del Papa. I congressi furono particolarmente sensibili all'impegno di manifestare il loro attaccamento filiale a Leone XIII e, tramite lui, alla Chiesa intera. Gli oratori impiegarono le lingue ufficiali dei congressi: a Bologna, l'italiano (ma si ammisero anche altre lingue, nella misura della loro diffusione nel mondo); a Torino, l'italiano e il francese. Di fatto le lingue diverse da quella italiana non furono usate, nelle assemblee generali, se non per i saluti da parte dei Cooperatori stranieri.

Il lavoro propriamente detto veniva svolto nelle sezioni che erano distribuite secondo il programma generale del congresso. Consisteva nell'emendare e approvare dei testi già elaborati prima delle riunioni. Questi testi dovevano essere riuniti per formare le deliberazioni e voti. Benché i regolamenti del congresso lo prevedessero, non pare che queste risoluzioni siano state oggetto di voto da parte dell'assemblea generale.

I programmi generali delle assemblee di Bologna e di Torino erano paralleli. Comprendevano quattro sezioni: 1. Educazione e Istruzione della gioventù, 2. Missioni salesiane, 3. Stampa, 4. a Bologna: Organizzazione della Pia Unione dei Cooperatori Sale­siani; a Torino: Proposte varie (il contenuto però riguardava l'organizzazione dei Cooperatori).38  In sintesi, i programmi ricoprivano i grandi settori delle attività salesiane: l'educazione della gioventù, le missioni e la stampa.

Queste preoccupazioni non erano esclusive dei Salesiani e dei loro Cooperatori, ma comuni a tutti coloro che avevano a cuore gli obiettivi del Movimento cattolico: « In definitiva ogni congresso ripeteva e approfondiva i temi sociali, cari a Leone XIII ».39 In Italia, quest'impegno era portato avanti da tutta un'ala dell'Opera dei Congressi.40 Fondata nel 1875, 1'Opera dei Congressi e comitati cattolici era un'associazione politico-religiosa che intendeva « unire e ordinare i cattolici e le associazioni cattoliche di tutta l'Italia nel comune intento di difendere e propugnare tutti insieme i diritti sacrosanti della chiesa e del papato e gli interessi religiosi della patria che Dio ci ha dato ».41 Raccoglieva tutte le forze cattoliche sotto una medesima direzione. Dopo il 1889, aveva alla sua testa Giambattista Paganuzzi, uomo autoritario che accentuò il carattere centralizzato dell'Opera.42 Era quindi nell'ordine delle cose che i Salesiani, i duali condividevano alcuni dei suoi obiettivi, entrassero in contatto con detta organizzazione. Già nel 1879 il comitato romano dell'Opera aveva incoraggiato le relazioni con i Salesiani.43 Ma pare che la cosa non abbia avuto seguito. Di fatto la Congregazione salesiana non ebbe che rari contatti con l'Opera dei Congressi. Ciò nonostante gli organizzatori dei congressi salesiani invitarono alcuni dei membri dell'Opera a prendere la parola. A Bologna e a Torino parlò Giuseppe Alessi; a Torino: Filippo Meda e Giovanni Grosoli.44 Secondo A. Albertazzi, altre personalità dell'Opera presero parte all'assise salesiana bolognese: G. B. Paganuzzi, G. Toniolo, D. Albertario e G. Grotioli.45 Ma negli Atti di quel congresso non compare un accenno esplicito all'Opera. Il marchese Achille Sassoli Tomba che a Bologna ricomparve sulla scena dell'azione cattolica, aveva lasciato l’Opera dal 1882; egli assunse con altri la vice-presidenza del Congresso.

La presenza dell'Opera dei Congressi fu più ufficiale a Torino. Innanzi tutto la presidenza del secondo gruppo dell'Opera condivise la presidenza della commissione di studio con Giovanni Cagliero, P. Morganti e F. Cerruti.47 Questo secondo gruppo, intitolato « Sezione di economia sociale cristiana », fu sicuramente il più dinamico dell'Opera.48 La presidenza di questo gruppo fu assicurata nel 1903 da Stanislao Medolago Albani.49 D'altra parte, il presidente in carica dell'Opera, Giovanni Grosoli, fu presentato da Don Rua ai congressisti il 15 maggio 1903. Egli indirizzò All'assemblea alcune parole per sottolineare, tra l'altro, gli ideali comuni dei Salesiani e degli altri membri dell'Opera dei Congressi: « Il ritorno della fede di Cristo nella famiglia e perciò la restaurazione cristiana della società sulla base delle forze popolari ».50  Non poté, certo, dire molto di più, attesa la collaborazione molto debole esistente tra le due istituzioni? Tuttavia, tale partecipazione venne ritenuta come un'approvazione e un incoraggiamento fatto da uno dei maggiori responsabili dell'azione cattolica italiana.

I primi tre congressi internazionali dei Cooperatori salesiani parvero, quindi, come una manifestazione importante, mirante a riunire le forze, a suscitare nuovi collaboratori e ad accrescere l'influsso delle opere salesiane. Anche se per alcuni aspetti sembrarono aprirsi alle dimensioni del mondo e della Chiesa universale, le loro vere prospettive restarono prevalentemente salesiane e italiane. La mobilitazione da essi promossa non si estese al di là delle aree dove i Salesiani si erano già saldamente impiantati: l'America del Sud, la Spagna e l'Italia. I programmi d'azione ela­borati dai medesimi erano troppo legati alla congiuntura italiana dell'epoca per aver la possibilità di essere efficaci in altri ambienti o nazioni che non fossero vicini a tale mentalità.

Sta di fatto che essi costituirono la tribuna attorno a cui si riunì la Famiglia salesiana per prendere coscienza di se stessa e per dibattere ciò che costituiva la realtà essenziale della sua vita. In particolare, queste assisi solenni consentirono di esplicitare il senso della cooperazione salesiana. Era importante, in effetti, far conoscere al largo pubblico il cooperatore, l'ideale che gli si proponeva e i mezzi che gli si mettevano a disposizione per realiz­zarlo. Anche se questo concetto di cooperazione salesiana non fu oggetto di un'elaborazione coerente, venne tuttavia largamente illustrato nel corso dei primi tre congressi salesiani.

 

 

37 « Bulletin Salésien », mai 1895, p. 54; Atti Torino, p. 40.

38  Programma del Congresso di Bologna:

Sezione I. Educazione ed Istruzione.

a) Sistema educativo di D. Bosco.

b) Oratorii festivi - Catechismi - Scuole di Religione.

c) Scuole primarie e secondarie - Collegi - Ospizi - Educatori.

d) Collocamento dei giovani operai - Scuole di Arti e Mestieri ed officine cattoliche - Scuole serali e festive - Associazioni di Giovani operai.

Sezione II. Missioni Salesiane.

a) Scuole ed assistenza agli emigrati Italiani, specialmente nell'America del Sud.

b) Missioni tra i selvaggi d'America.

c) Missioni in Asia ed in Africa.

Sezione III. Stampa.

a) Buona stampa fra il popolo - Letture Cattoliche - Bollettino Salesiano... Biblioteche circolanti.

b) Libri scolastici - Letture amene ed educative per la gioventù.

Sezione V. Organizzazione della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani.

a) Direttori Diocesani - Decurioni - Comitati - Sottocomitati.

b) Conferenze Salesiane - Ascrizione di nuovi Cooperatori.

c) Proposte varie (Cfr Atti Bologna, p. 21-22).

 

Programma del Congresso di Torino:

Sezione I. Educazione ed Istruzione della Gioventú.

Prima Sottosezione.

a) Preliminari educativi secondo il sistema di D. Bosco.

b) Oratori festivi e quotidiani - Avanti e Dopo scuola - Scuole Serali.

c) Scuole di religione maschili e femminili.

d) Scuole primarie e popolari - Scuole classiche - Collegi e Pensionati.

Seconda Sottosezione.

a) Scuole ed Istituti per gli operai.

b) Colonie Agricole.

c) Associazioni operaie per giovani e per adulti.

Terza Sottosezione.

a) Suore di Maria Ausiliatrice e loro Istituzioni per le giovani delle scuole e per le giovani operaie.

b) Opere analoghe da promuoversi dalle Cooperatrici salesiane.

c) Comitati di assistenza e di protezione della giovane.

Sezione II. Missioni Salesiane.

a) Scuole, Collegi, Chiese e Missioni per gli Emigrati italiani.

b) Comitati di Patronato pei medesimi.

c) Missioni tra gli Infedeli.

d) Mezzi per sostenere materialmente tali opere.

Sezione III. Stampa.

a) Buona stampa pel popolo - Pubblicazioni periodiche salesiane - Biblioteche circolanti.

b) Buona stampa per la scuola.

c) Stampa amena, edificante ed istruttiva per la gioventù.

Sezione V. Proposte Varie.

a) Divozione a Maria SS. Ausiliatrice.

b) Organizzazione dei Cooperatori e Bollettino Salesiano. (Cfr Atti Torino, p. 42-43).

39 A. ALBERTAZZI, op. cit., p. 40.

40 Cfr A. GAMBASIN, op. cit.

41 G. PAGANUZZI, Organizzazione dell'Opera in Movimento Cattolico, quad. 18. II 1888, p. 49, citato da A. GAMBASIN, op. cit., p. 33.

42 Giambattista Paganuzzi, Venezia (1841-1923), Avvocato al tribunale di Venezia (1866), consigliere comunale (1881). Fu presidente dell'Opera dei Congressi dal 1889 al 1902. (P. SCOPPOLA, Dal neoguelfismo alla democrazia cristiana, Roma 1957, p. 53).

43 MB XIV, 480-481.

44 Giuseppe Alessi, nato a Giarre (Sicilia), 1855-1904. Dopo il 1889 fu professore d'apologetica alla facoltà di teologia del seminario maggiore di Padova. Oratore molto ascoltato, si occupò del Movimento cattolico come membro del consiglio direttivo dell'Opera dei Congressi. Filippo Meda, uomo politico e giornalista, nato a Milano, 1869-1939. Direttore dell'Osservatore cattolico di Milano dal 1898 a1 1908; nel 1909 entrò a1 parlamento come «cattolico deputato»; ministro delle Finanze dal 1916 al 1919 e ministro del Tesoro dal 1920 al 1921. Giovanni Grosoli Pironi, uomo politico cattolico. Carpi, 1859 - Assisi 1937. Presidente dell'Opera dei Congressi dal 1902 al 1904. Senatore nel 1920. Sotto Benedetto XV, fu presidente dell'Azione Cattolica.

45 A. ALBERTAZZI, op. cit., p. 62. Giuseppe Toniolo, pubblicista, colto, professore all'università di Pisa. Treviso 1845 - Pisa 1918. Per non compromettere la sua carriera professionale all'università di Pisa rifiutò sempre di far parte del comitato permanente dell'Opera dei Congressi. Davide Albertario, prete, giornalista cattolico. Filighera 1846 - Carenno 1902. Ardente, polemista, direttore dell'« Osservatore cattolico » di Milano.

46 Atti Bologna, p. 47. Cfr anche A. GAMBASIN, op. cit., p. 136; A. ALBERTAZZI, op. cit., p. 41.

47 Atti Torino, p. 26.

48 In effetti detta sezione fu chiamata prima « Opera di carità ed economia sociale cristiana ». Si veda l'evoluzione in A. GAMBASIN, op. cit., 190-268 e 385-456.

49 Ibidem, p. 190-191 e 625. Stanislao Medolago Albani, promotore degli studi e dell'azione sociale. Bergamo 1851-1921.

50 Atti Torino, p. 141. Da notare che gli Atti del III Congresso internazionale dei Cooperatori salesiani hanno pubblicato solo un riassunto del Grosoli.

51 Il XIII Congresso dell'Opera si svolse a Torino dal 9 al 13 settembre 1895 nella chiesa di san Giov. Evangelista messa a disposizione della istituzione da Don Rua (cfr A. AMADEI, Il servo di Dio Michele Rua, Torino 1931, vol. I, p. 696).

 

 

 

II. LA COOPERAZIONE SALESIANA

 

La realtà della cooperazione salesiana venne formulata tanto nei discorsi che negli orientamenti operativi. Il programma di ognuno dei congressi contemplava almeno una conferenza su questo tema.52  A Bologna, Don Trione si prese cura di ripresentare l’origine e di indicare i grandi tratti della missione dei Cooperatori salesiani.53 L'originalità dell'intuizione di Don Bosco che aveva voluto associati alla sua opera e alla sua stessa Congregazione tutti coloro che gli offrivano qualche aiuto, meritava di essere sottolineata. Le Deliberazioni, da parte loro, esortavano i Cooperatori, con ordini del giorno precisi, a impegnarsi nell'azione. Questi differenti testi consentono di delineare un profilo del cooperatore. Oltre a un'analisi del retroterra delle componenti essenziali della cooperazione, se ne deduce il volto e la missione del cooperatore.

 

 

52 A Bologna: E. MAURI, Cooperazione salesiana, in Atti Bologna, p. 120-125. S. TRIONE, Origine e Missione dei Cooperatori Salesiani, ivi p. 125-128. A Buenos Aires: G. VESPIGNANI, La Cooperación Salesiana, in Actas Buenos Aires, p. 78-87. A Torino: P. MORGANTI, Spirito di pietà nella cooperazione salesiana, in Atti Torino, p. 142-144.

 

 

La cooperazione

 

In maniera generale, la cooperazione venne intesa nel suo senso ovvio di collaborazione, di partecipazione a un'opera comune. Questa è iscritta nella legge universale del mondo fisico e morale. Nulla si può fare senza collaborazione: non si può sfuggire a questa stretta.54 Nel caso nostro si deve riconoscere che la cooperazione porta un aiuto prezioso ai Salesiani e alle Figlie di Maria Ausiliatrice.55 In un linguaggio immaginoso, ogni casa salesiana a una locomotiva che avanza dietro la spinta della soluzione di acqua e carbone: l'acqua sono i giovani, ma il carbone... sono i Cooperatori salesiani.56 Con un esempio più nobile, i Cooperatori svolgono nei confronti della Congregazione salesiana una missione simile a quella dell'arcangelo Raffaele incaricato della protezione de] giovane Tobia.57

 

 

53 S. TRIONE, art. cit.

54 E. MAURI, op. cit., p. 122-123.

55 M. RUA, Parola di ringraziamento, in Atti Torino, p. 211.

56 G. SCALA, Allocuzione sulle Associazioni operaie per giovani e per adulti, in Atti Torino, p. 126.

57 G. VESPIGNANI, op. cit., p. 78-79.

 

 

Il cooperatore

 

In questo contesto, il cooperatore appariva come l'uomo di buona volontà, sollecito di portare il proprio contributo alla restaurazione sociale intrapresa da Don Bosco. L'associazione dei Cooperatori e delle Cooperatrici intende riunire tutti coloro che vogliono assicurare tale aiuto.58 Essi sono « gli amici e sostenitori delle Opere e Missioni di Don Bosco, sono i precursori, sono i propagatori del suo spirito, gli imitatori del suo zelo, nuovi ardenti amici, benefattori ed apostoli della gioventù... ». Arruolati in « un grande esercito di imitatori di Don Bosco », essi si impegnano a esercitare il loro apostolato verso i giovani secondo il suo spirito.59

Cooperatori e Cooperatrici insieme costituiscono una vasta famiglia, riunita nel nome di Don Bosco per lavorare alla restaurazione morale del mondo.60 Unitamente ai Salesiani di cui condividono l'ideale, sono i figli di un medesimo padre, ne portano lo stesso nome e sono animati dal medesimo spirito. Vengono formati con lo stesso metodo, con gli stessi elementi di pietà e di carità espressi dalla parola «salesiano».61

I1 cooperatore, quindi, è tenuto ad essere quale l'ha voluto Don Bosco: « ... una persona che vive di fede ed opera per fede; l'opera sua deve essere soprannaturale, la sua filantropia ha da essere battezzata e fatta cristiana col nome evangelico, celeste e glorioso di carità... ».62 In pratica, e a imitazione di Don Bosco, la sua pietà è la forma e l'anima della sua carità: pietà e carità sono i segreti dello spirito della cooperazione salesiana.63 Questa è intieramente orientata a uno scopo soprannaturale: assicurarsi la santificazione personale divenendo con la pietà e la carità, un animatore della fede. Quest'aspetto è stato messo in risalto in modo speciale da mons. Morganti, il quale riportò per intero il III paragrafo del Regolamento dei Cooperatori, nel quale si dice che « fine principale [è) la vita attiva nell'esercizio della carità verso il prossimo, e specialmente verso la gioventù pericolante ».64

Inoltre, il comportamento del cooperatore deve testimoniare le virtù domestiche e sociali: coerenza e giustizia, moderazione e austerità, spirito di fede e volontà di sacrificio.65

 

 

58 G. CARPANELLI, Don Bosco e le sue Opere, in Atti Bologna, p. 118­-119.

59 S. TRIONE, Origine e Missione..., p. 127-128.

60 D. SVAMPA, in Atti Torino, p, 112.

61 A G. VESPIGNANI, op. cit., p. 83.

62 P. MORGANTI, op. cit., p. 143.

63 G. VESPIGNANI, op. cit., p. 83-84.

64 P. MORGANTI, op. cit., p. 143-144.

65 G. VESPIGNANI, op. cit., p. 84.

 

 

La missione

 

Così equipaggiato, il cooperatore può consacrarsi alla missione affidatagli. Sarà un'« opera di restaurazione sociale », un'opera di apostolato. Ma prima di tutto, dovrà prendere piena conoscenza dei costumi e delle miserie del tempo in cui vive. È un po' l'obiettivo dei congressi: non ci si improvvisa apostoli.66

Più concretamente, gli si proponeva di collaborare alla diffusione della buona stampa, di coltivare nel suo ambiente le vocazioni allo stato ecclesiastico e religioso.67  Ma, per un interprete attento del pensiero di Don Bosco, il cooperatore non è soltanto colui che offre un aiuto esteriore ai Salesiani: egli è associato alla stessa missione, mette in opera gli stessi mezzi « sicché l'azione d'entrambi si fonde in una sola forza della stessa indole e natura ». La sua azione è multiforme e si ispira a tutte le possibilità lasciate all'iniziativa illuminata di un uomo pieno di creatività.68  Per altro, nei loro ordini del giorno, i congressi presentano ai Cooperatori degli orientamenti operativi precisi, che li impegnano nei diversi settori dell'opera salesiana. Questa è assai vasta: i programmi dei congressi mirano a delineare un quadro molto completo. L'invito resta così lanciato: ai Cooperatori rispondervi.69 Di fatto, si sollecitano i Cooperatori a prendere parte alle diverse attività salesiane.70 Inoltre è lasciata loro ampia libertà di iniziativa, perché possano scoprire altri campi di apostolato da segnalare allo zelo dei Salesiani.71

C'è poi una forma di cooperazione che pare sia stata particolarmente raccomandata al cooperatore salesiano: l'offerta pecuniaria. A Bologna come a Torino, si fecero dei vibranti appelli alla generosità dei Cooperatori. In queste due città venne fatta una calda esortazione a soccorrere generosamente le opere dei Salesiani.72 A Buenos Aires, si affermò che la cooperazione è il mezzo escogitato da Don Bosco per assicurare la sussistenza ai giovani che raccoglieva. Tramite le loro offerte, i Cooperatori sono gli strumenti della divina provvidenza.73  Don Albera, inviato da Don Rua, raccomandò ai Cooperatori di ricevere la lettera di questi come una parola d'ordine e di non meravigliarsi se, per non mancare alla sua vocazione di salesiano... chiedeva loro di continuo, personalmente o tramite altri, del denaro.74 Al primo congresso, l'arcivescovo di Torino, Davide dei Conti Riccardi, aveva trovato i Salesiani piuttosto invadenti, specialmente in fatto di borsa! Ma li aveva esortati a rimanere fedeli a tale modo di fare.75  Nello stesso ordine di idee, otto anni più tardi, a Torino, il card. Svampa fece eco alla voce che attribuiva ai Salesiani un quarto voto, quello di fare dei debiti che i Cooperatori dovevano poi pagare.76  Si esortavano questi ultimi a dare il superfluo secondo il comando evangelico.77  Non ci si scoraggiava se le offerte erano minime, perché « le istituzioni religiose più che di offerte grandi vivono di piccole e minute ».78  Questa generosità non aveva per oggetto le sole opere dei Salesiani; un appello venne lanciato per estenderla anche alle Figlie di Maria Ausiliatrice.79

L'esperienza insegnava che si poteva contare su tale forma di cooperazione. La riuscita dell'opera intrapresa cinquant'anni prima da Don Bosco ne era una testimonianza vivente.80 L'offerta pecuniaria non era però la sola forma di cooperazione possibile: si poteva collaborare alle opere salesiane con la parola, il consiglio, la vita esemplare e, certamente, la preghiera; che se poi si era nella povertà totale, si ricordava che Dio è sensibile alla cooperazione di desiderio.81

Gli oratori restavano discreti circa la destinazione delle offerte. Sarebbero servite a garantire la sopravvivenza degli istituti che raccoglievano giovani per procurare loro « educazione, istruzione Cristiana, pane, asilo, lavoro e protezione ».82 Verrebbero usate per sviluppare i laboratori salesiani.83  L'informazione si ferma qui.

 

 

66 D. SVAMPA, in Atti Torino, p, 113.

67 S. TRIONE, Origine e Missione..., p. 128.

68 P. MORGANTI, op. cit., p. 142.

69 E.MAURI,op. cit., p. 123-124.

70 Ordine del giorno a Bologna: - Sistema educativo di Don Bosco, in Atti Bologna, p. 135-138. - Oratorii Festivi e Catechismi, ibidem, p. 143-144. - Scuole di Religione, ibidem, p. 152-155. - Scuole Primarie e Secondarie, ibidem, p. 257. - Collegi ed Ospizi, ibidem, p. 166-167. - L'educazione delle Fanciulle e l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ibi­dem, p. 175-176. - Educazione dei Giovanetti Operai, in ibidem, p. 186-189. - Associazioni di giovani, ibidem, p. 190. - Colonie Agricole Salesiane, ibidem, p. 195. - Protezione degli emigranti, ibidem, p. 207-208. - La stampa popolare, ibidem, p. 227-229. - Ordine del giorno a Torino: - Preliminari educativi secondo il sistema di D. Bosco, in Atti Torino, p. 223-224. - Oratori festivi e quotidiani - Avanti e Dopo scuola - Scuole serali, ibidem, p. 225-226, - Scuole superiori di Religione maschi­li c femminili, ibidem, p. 226-227. - Scuole - Collegi - Pensionati, ibidem, p. 227-228. - Colonie Agricole, ibidem, p. 231-232. - Associazioni operaie per giovani e adulti, ibidem, p. 232-233. - Suore di Maria Ausiliatrice e loro Istituzioni per le giovani delle scuole e per le giovani operaie, ibidem, p. 234. - Opere analoghe da promuoversi dalle Cooperatrici salesiane. - Comitati di assistenza e di protezione della giovane, ibidem, p. 234-235. - Missioni salesiane per gli emigrati italiani, ibidem, p. 236-237. - Missioni salesiane per gli infedeli, ibidem, p. 238. - Stampa, ibidem, p. 239-241. - Devozione a M. SS. Ausiliatrice, ibidem, p. 242. - Organizzazione dei Cooperatori, ibidem, p. 243. - Comitati femminili d'azione salesiana, ibidem, p. 243-244. - Bollettino Salesiano, ibidem, p. 244-245. - Conferenze annuali, ibidem, p. 248-247.

71 G. VESPIGNANI, op. cit., p. 84.

72 G.B. BARONI Di LODI, L'Elemosina per le Opere salesiane, in Atti Bologna, p. 210-214; S. TRIONE, Esortazione a soccorrere generosamente i Salesiani, in Atti Torino, p, 167; A. CARMAGNOLA, Elemosina per le Missioni Salesiane, ibidem, pp. 185-187.

73 G. VESPIGNANI, op. cit., p. 79 e 80-82.

74 P. ALBERA, Lettera a Don Rua, i1 18 nov. 1900, in « Bollettino Salesiano », febbraio 1901, p. 39.

75 D. RICCARDI, in Atti Bologna, p. 60-61.

­76 D. SVAMPA, in Atti Torino, p. 113. Cfr S. TRIONE, Esortazione..., ,. 167.

77 G.B. BARONI DI LODI, op. cit., p. 212.

78 E. MAURI, op. cit., p. 124.

79 C. BIANCHETTI, Discorso sulle Figlie di Maria Ausiliatrice e loro istituzione particolarmente per le giovani operaie, in Atti Torino, p. 171.

80 G. VESPIGNANI, op. cit., p. 80-81.

81 E. MAURI, op. cit., p. 124. M. RUA, Parola..., p. 211.

82 G. VESPIGNANI, op. cit., p. 79. Nello stesso testo, l'autore offre degli esempi di cooperazione insigne: cfr p. 81-82.

83 R. CATTANEO, Discorso sulle Scuole e sugli Istituti professionali di Don Bosco, in Atti Torino, p. 167.

 

 

 

L'organizzazione dei Cooperatori

 

Il cooperatore salesiano è, dunque, invitato a collaborare strettamente al raggiungimento degli ideali dei figli di Don Bosco. In questo spirito, lo si impegnava inoltre a organizzarsi, a entrare in un'istituzione riconosciuta dalla Chiesa e da cui essa si attendeva un gran bene.84  I congressi descrivono tale organizzazione, ne sottolineano la necessità ai fini di una sua promozione. L'associazione è importante, perché si tratta di « accrescere sempre più il numero dei Cooperatori per sostenere e far prosperare tutte le opere salesiane ».85 Questa organizzazione poteva sviluppar­si a livello parrocchiale con i decurioni, a livello diocesano con un direttore diocesano o regionale, ed anche se necessario, a livello nazionale con un direttore nazionale. 86 Di fatto l'organizzazione si è sviluppata su larga scala. Nel 1895 contava più di 150.000 membri; con un po' di enfasi, senza dubbio, Don Trione nell'assise di Bologna sfidava chiunque a citare « il nome di uno stato, di una parte del mondo, in cui non vi siano Cooperatori e Cooperatrici salesiane ».87  Sparsa in tutto il mondo, essa annoverava tra le sue file personalità eminenti: il Sommo Pontefice, Leone XIII (che voleva essere « il primo cooperatore ed operatore salesiano »), cardinali, vescovi, « parecchi presidenti di Repubbliche, ministri di stato... ».88

Per quanto concerne l'organizzazione pratica, dovevano essere tenute nel maggior conto possibile le differenti situazioni locali. All'occorrenza si poteva costituire un comitato femminile d'azione salesiana: nella pratica, le Cooperatrici avevano sempre esercitato un certo primato operativo rispetto ai Cooperatori.89

Al vertice, « l'Associazione o Pia Unione dei Cooperatori Salesiani è diretta dal Rettor Maggiore della Pia Società di S. Francesco di Sales, detta anche dei Salesiani di Don Bosco ».90° Il fondatore era particolarmente attaccato a questo legame diretto e i suoi successori non si scostarono da questa linea di condotta. Oltre al legame personale, una rivista, edita in più lingue, assicurava i rapporti tra il centro e i Cooperatori sparsi nel mondo: « Il Bollettino Salesiano è il fedele compagno, l'assiduo conferenziere, l'apostolo instancabile dei Cooperatori: insomma, è l'anima della nostra Pia Unione ».91 Le diverse redazioni avevano la loro sede a Valdocco: cosciente della grande importanza che poteva esercitare la rivista, Don Bosco non volle privarsi di questa « arma potentissima ».92

 

 

84°S. TRIONE, Origine e Missione..., p. 128.

85 Organizzazione dei Cooperatori, in Atti Torino, p. 243.

86 Ibidem.

87°G. CARPANELLI, Don Bosco e le sue opere..., p. 119. S. TRIONE, Origine e Missione..., p. 126.

88 Atti Torino, p. 187.

89°S. TRIONE, in Atti Bologna, p. 18.

90 Organizzazione dei Cooperatori, in Atti Bologna, p. 229. A questo riguardo cfr G. LECLERC, Il Rettor Maggiore nella Famiglia Salesiana, in La Famiglia Salesiana, Torino-Leumann, 1974, p. 169-172.

91 Atti Torino, p. 244. MB XIII, 81 e 265.

92 G. LECLERC, op. cit., p. 171.

 

 

 

Conclusione

 

L'esame degli Atti pubblicati dei primi tre congressi internazionali dei Cooperatori salesiani consente di farsi un'idea abbastanza precisa della concezione che ci si faceva in quest'epoca del cooperatore salesiano e della sua missione. Non è a partire da un'analisi prefabbricata, ma piuttosto da una descrizione che si può ricostruire tale nozione.

Attraverso i testi studiati si delinea, con tratti abbastanza netti, la fisionomia del cooperatore salesiano, quale l'abbiamo conosciuta da tempo. In particolare, non pare si possa dissipare l'equivoco che assimila il cooperatore al benefattore. L'insistenza con cui i testi ritornano su questa forma di cooperazione non lo consentono. È un fatto: i Salesiani dell'inizio del secolo attendevano dai loro Cooperatori un aiuto materiale più o meno importante. Non si deve però concludere che questi non erano considerati se non come benefattori. Il programma di vita spirituale loro proposto testimonia del contrario. La migliore presentazione del cooperatore salesiano, quella più conforme all'intuizione di Don Bosco, venne pronunciata a Torino il 15 maggio 1903 da Pasquale Morganti, vescovo di Bobbio.93  Egli aveva una lunga esperienza della cooperazione salesiana ed era riconosciuto fedele interprete del pensiero del fondatore. 94 È l'unico, d'altra parte, che ricordi esplicitamente il Regolamento dei Cooperatori. 95  In generale, negli Atti si leggono rari riferimenti espliciti a Don Bosco quando si vuole spiegare la nozione di cooperazione salesiana: lo si cita poco o per nulla; si ribadisce e si interpreta una tradizione che si dice rimonti a Don Bosco. Ciò va attribuito, senza dubbio, all'arte oratoria impiegata in simili assemblee. Si tratta per lo più d'eloquenza convenzionale, di discorsi di circostanza, di facile apologia. Questi testi non sono tuttavia privi di valore. I temi che sviluppano, i fatti che ricordano, rivestono un sicuro interesse. Ma occorre sottometterli a una critica giudiziosa. Se ne ricava l'impressione di una dottrina poco sicura, dai contorni imprecisi e dalle componenti ancora incerte.

Tutto questo conduce a porsi la domanda circa la portata precisa di questi congressi. Non sono assemblee normative; non intendono formulare delle leggi o proporre dei principi. Riuniscono Cooperatori e Cooperatrici per farli conoscere tra loro, per farli comunicare nell'entusiasmo, e per riempirli di nuovo ardore. Non resta meno vero che promuovono una concezione della cooperazione salesiana e costituiscono, con ciò, una tappa nella storia dell'Unione dei Cooperatori.

La nostra ricerca non ha toccato tutte le questioni. Ne rimangono alcune aperte. Una di queste è certamente lo studio della mentalità politico-religiosa e dell'ambiente sociale dei Coopera­tori riuniti a Bologna, Buenos Aires o Torino. Un'analisi dei testi dei congressi a partire da tali punti di vista sarebbe sicura­mente rivelatrice.96  E’ certo, e vi si è già accennato, che le grandi questioni che agitavano la Chiesa italiana in questo periodo emergono in filigrana nelle deliberazioni adottate dalle assemblee salesiane. La questione romana e i problemi sociali non sono assenti dalle preoccupazioni dei congressisti. Le numerose dichiarazioni di fedeltà al Sommo Pontefice sono molto illuminanti al riguardo. 97  Quanto alla soluzione della questione sociale, non pare debba es­sere ricercata fuori dai metodi paternalistici preconizzati dalla maggioranza dei cattolici europei dell'epoca.

La valutazione dell'incidenza esatta dei congressi nella vita della pia Unione, nella Congregazione salesiana e nel contesto italiano raggiunto da queste manifestazioni salesiane, costituirebbe da sola un’ottima pista di ricerca. Per far questo, si rivelerebbe interessante lo studio attento della stampa contemporanea dei congressi.

Ad ogni modo, a questi tre primi congressi fecero seguito numerosi altri. Il centenario che stiamo preparando segnerà un nuovo avvio, ma era importante considerare, per qualche istante, il passato per intravedere meglio il futuro.

93 Pasquale Morganti fu direttore diocesano dei Cooperatori c partecipò, a tale titolo, al congresso di Bologna. Quando venne al congresso di Torino era vescovo di Bobbio. Diventerà più tardi arcivescovo di Ravenna. Si può ritenere che è lui il compilatore del Manuale dei Cooperatori Salesiani: in effetti, l'edizione del 1920 di tale Manuale porta il suo nome come indicazione di autore. L'edizione del 1905, la prima, non porta l’indicazione d'autore; solo la prefazione è segnata da questa parola «L'Autore». Ora la prefazione dell'edizione del 1920 che è la trascrizione quasi letterale di quella del 1905 non è più firmata, ma l'opera porta il nome del suo autore. E’ questo che permette di pensare che l'autore della compilazione è P. Morganti.

94 Atti Torino, p. 144.

95 Si veda i1 testo, infra, p. 369-372 del presente studio.

96 R. Alberdi ha abbozzato uno studio di questo genere per i Cooperatori di Barcellona (cfr R. Alberdi, I primi operatori salesiani a Barcellona (1882-1901), in La Famiglia salesiana..., p. 75-78).

97 Atti Bologna, p. 43-4G, 242-251, 238-240; Atti Torino, p. 5, 17, 108, 184.