LE LINEE DIRETTIVE PER LA FORMAZIONE

 

Che cosa sono, e che funzione hanno?

“Le…Linee Direttive…intendono offrire principi, criteri, indicazioni, e orientamenti essenziali…che consentono ai Responsabili dell’Associazione e agli animatori della formazione di progettare e impostare cammini formativi adeguati alle varie realtà…in cui vivono i Cooperatori, rispettando al tempo stesso l’esigenza dell’orientamento unitario e quella della diversificazione in relazione alle situazioni territoriali e culturali”(p12).

Notate anche i “due Allegati esemplificativi…” (p.13).

Ancora nella sezione della presentazione del documento – a pagina 14 – si trova un bellissimo profilo del Cooperatore, l’apostolo salesiano che cerchiamo d'essere e di formare. Leggendo questo profilo, si arriva subito alla conclusione che una persona avendo queste qualità non si ottiene se non con una formazione precisa, studiata, fedele, adatta, perché  “La vocazione ad essere Cooperatore è un invito a mettersi in cammino per sviluppare man mano la vita battesimale impegnandosi nella realizzazione della missione salesiana e vivendo lo spirito di Don Bosco“ (Commento Ufficiale RVA, 358).

 

Prima Parte – Che cos'è la Formazione?

 

Il soggetto della Formazione non può mai essere altro che questa persona con tutte le sue qualità di natura e di grazia.

Questo significa che, da buoni Salesiani, dobbiamo conoscere questa persona. Significa anche che ogni cosa che aiuta  questa persona a svilupparsi secondo questi criteri costituisce la Formazione!  NON E’ POSSIBILE FORMARE ‘FUORI’ DELLA VITA!

L’effetto di questo a sua volta è che la Formazione non si fa semplicemente con conferenze, con discorsi ‘unidirezionali’. ‘Formazione’ non è la stessa cosa di ‘informazione’ … Né si può affrettare il processo della formazione, perché ciò mancarebbe di rispetto alla persona.

Questa persona è anche  una persona battezzata, unta nello Spirito Santo. Si tratta di sviluppare in lei la fisionomia di Cristo – del Cristo del Vangelo. E’ in Cristo che troviamo Dio, e Dio ci è presente anche nella sua Parola.

Una formazione, dunque, basata sulla Parola, traendo la sua sostanza dalla Parola

( Siamo sicuri che ogni aspirante sa come usare la Bibbia…?).

Questa persona cristiana è anche una persona Salesiana. Ogni Cooperatore deve poter dare risposta sicura a queste due domande:  Come ha agito Don Bosco? Perché ha agito così?

Le risposte le impariamo dallo stesso Don Bosco: ma anche dai grandi cooperatori e cooperatrici viventi e dei tempi passati.

Infine: questo nostro Cooperatore è una persona unica. Allo stesso tempo propone di far parte di un’ Associazione, di un gruppo che per costituzione e per natura  lavorano insieme. La formazione personale e quella Associativa  sono ‘complementari e inseparabili’ dicono le nostre Direttive (p.20).

 

Seconda Parte: La Formazione Personale del Cooperatore

 

“La formazione è un fatto personale” (CU 360) per un motivo fondamentale: la Formazione, come abbiamo già accennato, è una cosa che si fa, che si vive, non una cosa che si ‘riceve’, come un bambino riceve in bocca la pappa. La vocazione apostolica salesiana è un dono che riceviamo per viverlo, non per conservarlo.

Tutto questo significa che con l’appoggio e l’aiuto d'altri – formatori, responsabili, fratelli e sorelle cooperatori, lavoriamo su noi stessi, per sviluppare i propri doni, avendo di mira:

lo sviluppo dei propri doni di natura e di grazia;

 acquisto e sviluppo della capacità di relazione;

 approfondimento della vita di grazia;

di essere sempre più autenticamente salesiani;

di renderci conto sempre di più di ciò che vuol dire essere Chiesa.

 

In parole più semplici, di diventare una persona, capace di vivere, capace di giudicare, capace di agire – nella società e nella Chiesa.

Infine, in questa seconda parte, come e quando si fanno queste cose?

Con la revisione sistematica di vita;

coll'acquisire e perfezionare la nostra competenza professionale.

con frequenti incontri con la Parola, e la liturgia;

con l’uso saggio e perspicace della direzione spirituale;

coll’approfondimento della nostra conoscenza di Don Bosco e del RVA.

 

Parte Terza: La Formazione nell’ Associazione

 

Qualsiasi gruppo, per essere ‘gruppo’ ha bisogno di soci, anche i Cooperatori. Ma è ancora più vero che i Cooperatori hanno bisogno della loro Associazione!

E’ l’Associazione che offre al Cooperatore ciò che a stento, e correndo grande rischio di deviazioni e interpretazioni puramente personali, il Cooperatore potrebbe fare da solo, cioè una Formazione integrale: umana, cristiana, secolare e salesiana.

Questa Formazione è dottrinale, spirituale, apostolica, basata sul Magistero, aperta. Si conforma a dei criteri: riflessione e preghiera, basata sulla parola, graduale, in un contesto che porta a compromettersi, fatta in gruppo, semplice, aperta.

Infine, è una Formazione improntata alla dinamica del “vedere – giudicare - agire.” Così difatti, ha agito Don Bosco!

La Formazione vada organizzata in maniera da favorire il massimo interscambio e partecipazione. Ma ‘favorire’ non vuol dire ‘forzare’.

Che metodologia è meglio indicata per la Formazione?

Chiediamoci, per prima cosa, che processo è richiesto? Il nostro diagramma – preso dalle Linee Direttive – dice tutto. Però si capisce che questa sequenza non è una cosa meccanica, ma l’indicazione idealizzata di un'evoluzione umana, che non è mai ‘diagrammata’ ?!

A pagina 37 ci sono dei suggerimenti per un incontro formativo: in qualunque modo si faccia, che sia sempre partecipato!

 

Fin qui abbiamo parlato della Formazione in genere, di tutta la Formazione. Però è  chiaro che ci sono due aspetti fondamentali della Formazione, ciascuno di loro con una dinamica propria al suo scopo.

La Formazione iniziale è orientata alla promessa, cerca di plasmare il Cooperatore. Ovviamente, per questo va intesa ‘come cammino di scoperta e di maturazione vocazionale’ (p.39).

E’ necessario affermare che abbia tutte le qualità che abbiamo già elencate? Il libretto le ripete, io conto sulla vostra buona memoria… Passiamo oltre e parliamo della proposta. 

Questo è un momento delicato nel processo! Se io m’avvicino a un tale, e gli dico: “ti piacerebbe essere Cooperatore?” – e lui risponde, “no, grazie”, lo spazio per ulteriore dialogo manca un po’, non vi sembra? E’ vero, ‘cristiani di qualunque condizione sociale e culturale’ possono diventare Cooperatori, ma andiamo un po’ adagio. Decida il Centro su chi andrà avvicinato, da chi, quando, come… Avremo più successo se ci dirigiamo a coloro che già  dimostrano segni positivi: una lista tipologica si trova a pagina 41 del nostro libretto. In termini più generali, noi diremo a quel tale che abbiamo individuato parole come queste, “Noi possiamo offrirti una spiritualità apostolica salesiana, competenze (‘skills’) pastorali, sostegno e fraternità per il vostro apostolato nella chiesa”.

(Qui è assolutamente essenziale capire che il Cooperatore è per la Chiesa, non per i Salesiani!)

Per l’individuo che sceglie di seguire la strada indicatagli, noi offriamo una ricchezza d’esperienze formative (p.42) e un onesto discernimento sulla sua vocazione nella Chiesa.

Il numero 3.3, dalla pagina 43 alla pagina 51 offre un ricco elenco di contenuti formativi per la guida di coloro che devono comporre i manuali di Formazione, che non possiamo considerare dettagliatamente qui. Però, è importante ricordare che queste indicazioni  sono in un certo senso facoltative, vanno modificate secondo i criteri già notati.

Se la Formazione Iniziale ha già un fine preciso, lo ha anche la formazione permanente.

“L’uomo è un soggetto sempre in crescita…” (53). Non possiamo passare le varie tappe della vita con le conoscenze, convinzioni, atteggiamenti di un periodo breve della nostra vita, cioè dell’adolescenza.

La Formazione segue questa crescita anche qualitativamente. La grazia del Signore ci trae sempre più nel profondo del suo cuore. Abbiamo bisogno assoluto di essere attrezzati per seguirlo.

Don Bosco nel 1888 non era il Don Bosco del 1841. Qui entra in giuoco la Formazione permanente, che va nel profondo, che porta alla maturazione, all’apertura al mondo sempre nuovo della gioventù. La Formazione permanente è la nostra garanzia che non diventiamo delle persone che si lamentano dei tempi, che credono che “allora” c’era un'epoca migliore.

La sezione 4.2 ci offre suggerimenti per ‘contenuti formativi’; 4.3 ci parla di possibili ‘momenti e mezzi’  (pp. 55, 56).

………….

C’è un vecchio detto latino, “Quis custodit ipsos custodes?” – chi custode gli stessi custodi?. Noi possiamo chiedere, chi forma i formatori?

Il numero cinque di questa parte tenta una risposta, e individua specificatamente i consiglieri ispettoriali e locali, e altri Cooperatori disponibili e competenti (59).

I religiosi si sono resi conto in questi anni che la formazione ha un ruolo critico, e che i formatori sono le persone chiave per assicurare il futuro dell'istituto. Non è diverso per i Cooperatori!

Le pagine 58 a 61 elencano le qualità ideali del Cooperatore formatore. Mi fanno pensare a un Vescovo che ha scritto sulla lettera che chiedeva suggerimenti per un nuovo ausiliare, dopo la lista delle qualità richieste: “Ma esiste un uomo tale?”.  Ma gli ideali non ci fanno male, ci offrono una sfida.

Chiaramente, la Formazione dei formatori va programmata, come descrive il numero 5.3.

Infine, una nota importante: la formazione è una responsabilità collegiale dei Consigli, rispettivamente locale e ispettoriale. Non basta nominare un ‘consigliere per la formazione’ e lasciare tutto a quella persona che è veramente il coordinatore delle attività di formazione.

Sorelle, fratelli, se crediamo che la Formazione è essenziale alla nostra stessa vita, faremo di queste Linee Direttive  una guida e risorsa preziosa.

Se non ne siamo convinti, addio Associazione!

Lo Spirito sia sempre con noi per richiamarci  tutto ciò che ci ha insegnato Gesù, e per farci apprezzare il dono che è Don Bosco per noi!