«L'Unità Cattolica» (1864-1888) pag. 245

Roma, 18 marzo 1879

 

LA SECONDA CONFERENZA

DEI COOPERATORI SALESIANI DI ROMA

(Corrispondenza particolare dell'Unità Cattolica). - Ieri, festa di San Patrizio, apostolo della cattolica Irlanda, si tenne in Roma la seconda Conferenza dei cooperatori salesiani. Dietro invito di don Bosco, che si trova da qualche settimana in Roma, si raccolse nella ricca e splendida cappella delle Nobili Signore Oblate di Santa Francesca Romana in Tor de' Specchi, una scelta di persone d'ambo i sessi, non avresti saputo se più illustri per lignaggio o per iscienza e virtù. Fra tutti spiccava l'eminentissimo Cardinal Vicario, che quale cooperatore salesiano si degnò ancor egli di prendere parte, anzi di presiedere alla pia adunanza.

Il signor don Bosco, salito sulla tribuna, colla semplice ed affettuosa sua parola, tenne per circa mezz'ora pendente dal suo labbro il cospicuo uditorio, esponendo quanto col sussidio dei caritatevoli cooperatori e cooperatrici la Congregazione salesiana aveva fatto nel corso dell'anno a vantaggio specialmente dei giovanetti più poveri e derelitti. Più di venti novelle case si sono aperte tra Italia, Francia ed America, che, aggiunte alle precedenti, formano il bel numero di ottanta, nelle quali ricevono una cristiana e civile educazione circa quaranta mila giovani.

Ventiquattro persone, cioè quattordici Salesiani e dieci Suore di Maria Ausiliatrice, furono inviate nel corso dell'anno all'America del Sud, dove nei Collegi ed Ospizi della pia Società si trovano già parecchi figli d'indigeni, cui tarda il momento di potersi consacrare alla salute dei Pampas e dei Patagoni. Mediante l'opera loro si ha ogni motivo a sperare che si avverino le parole pronunziate dal grande Pio IX, quando consigliò le Missioni salesiane di America: Bisogna convertire i genitori per mezzo dei figli. Venendo agli Istituti e scuole attivate in Italia, Don Bosco parlò specialmente delle Case state aperte nel siti più minacciati dalla eresia protestante. E qui, con vera compiacenza di tutti, si fermò a dire delle scuole salesiane incominciate nella città di Spezia dalla liberalità dell'immortale Pontefice Pio IX, e continuate dalla non meno esimia carità del suo degno successore Leone XIII, che le sostiene con un assegno mensile. Consolanti ne furono già i frutti raccolti. Gli alunni che le frequentano sono più centinaia, strappate per questa guisa dalle scuole dei vicini protestanti.

Passando poscia a rispondere a quelli che ripetutamente gli domandavano perché non apra pur anche in Roma una Casa di arti e mestieri, egli disse che a molti dei poveri giovanetti di Roma e de' suoi dintorni si era finora provveduto coll'accoglierli nell'Oratorio di Torino od in altri Ospizi, in cui presentemente se ne trova un centinaio; che tuttavia desiderava di aprire in Roma altresì un simile Instituto, e coll'aiuto di Dio e col concorso dei benevoli cooperatori e cooperatrici, sperava che ciò si sarebbe tra non molto effettuato. Voi sapete, egli conchiuse, voi sapete, o benemeriti signori, dove vada a finire la vostra carità. Vi prego pertanto a continuarmi il vostro appoggio materiale e morale, mentre vi prometto l'imperitura gratitudine dei giovanetti da voi beneficati.

Disceso Don Bosco dalla tribuna, vi salì l'eminentissimo Cardinale Vicario, il quale pronunziò un discorso, quale uscir non poteva che dalla bocca di un personaggio che occupa in Roma il primo posto dopo il Papa, e tutto zelo per la salute delle anime. Dopo aver giustamente rimpianto la rovina di tanti instituti di beneficenza eretti in Roma dalla munificenza de' suoi Pontefici, egli con nobili parole eccitò i suoi uditori a supplirvi oggidì con più abbondanti opere di carità, commentando le parole d'Isaia: Frange esurienti panem tuum, et egenos vagosque induc irt domum tuam; cum videris nudum, coperi eum: et carnem tuam ne despexeris: Rompi il tuo pane al famelico, e i bisognosi ed erranti con­duci in casa tua; vedendo un nudo, coprilo; e non avere in dispregio il tuo simile. - Egli confortò i suoi detti con un esempio tratto dalla vita di San Silvestro Papa: «Questo grande e caritatevole Pontefice, così l'eminentissimo Porporato, fece ricercare in Roma e prendere nota di tutti i poveri, degli orfani e miserabili di ogni fatta, e dispose che fossero alimentati e provveduti quotidianamente di quanto abbisognasse alla vita».

Dando poscia la ragione di tanta sollecitudine sua, diceva: «Così far dobbiamo, affinché questi poverelli non abbiano a domandare la carità agli stranieri, i quali, mentre sollevano il corpo, strozzano le anime». Parole son queste ed esempio degno di essere ora più che in altro tempo ricordato tra noi ed imitato.

«Imperocchè, da qualche anno, in questa città dei Papi si sono installati gli stranieri, vale a dire i protestanti. Questi nemici della fede di Gesù Cristo non solamente hanno qui edificati templi alla menzogna ed aperte gratuite scuole, ma fabbricati ospizi di carità, e quindi sotto l'aspetto della beneficenza si adoperano a fare proseliti, specialmente tra il basso popolo e tra la inesperta ed abbandonata gioventù. In questo modo cotesti stranieri, mentre sollevano il corpo, strozzano le anime. Per questi empii raggiri o malefiche arti le presenti e le future generazioni sono minacciate di eresia nel centro stesso del cattolicismo, ai piedi della stessa Cattedra di verità. Or, qual verace Romano non sentirassi scuotere ogni fibra del cuore a tanto pericolo?».

Durante il suo eloquente discorso, Sua Eminenza fece più volte conoscere quanto sarebbe tornato gradito a lei ed al Santo Padre un Istituto salesiano in Roma, che avesse per iscopo di ricoverare i giovanetti più poveri ed abbandonati, e, mediante una morale educazione, mediante un'arte o mestiere, renderli buoni cristiani e savii cittadini.

Ci auguriamo che non solo i cooperatori e cooperatrici, ma tutti i caritatevoli signori, di cui si vanta la città di Roma, facciano tesoro delle preziose parole dell'eminentissimo Cardinale Vicario, e col consiglio e colla mano con­corrano ad allontanare o a scemare almeno i gravi pericoli, a cui la tristizia dei tempi e l'arte degli eretici espongono oggidì tanta gioventù romana.

 

 

 

 

«L’Unità Cattolica» (1864-188) pag. 268

1 febbraio 1883

LA FESTA DI S. FRANCESCO DI SALES

E LA CONFERENZA DEI COOPERATORI SALESIANI IN TORINO

 

Lunedì scorso nella chiesa di Maria Ausiliatrice, in Torino, venne celebrata con pompa solenne la festa del Dottore S. Francesco di Sales, patrono dell'Istituto salesiano. Le sacre funzioni, la scelta e la esecuzione della musica e il discorso in onore del Santo riuscirono spendidamente. Quantunque giorno feriale, tuttavia assai edificante fu l'affluire alla chiesa e la frequenza ai Santi Sacramenti, non solo dei giovanetti e dei membri dell'Istituto, ma dei fedeli della città, stati acconciamente preparati colla novena e con un triduo di predicazione.

Giovedì passato, 25 del corrente, abbiamo pure ricevuto una non meno gioconda impressione, assistendo alla Conferenza dei cooperatori e delle cooperatrici salesiane, tenuta nella bellissima chiesa di S. Giovanni Evangelista. Ad un semplice invito, fatto per lettera da D. Bosco, ben 1500 persone, tra cui molti membri del clero e della nobiltà torinese, verso le ore 3 pomeridiane, eransi colà recate per udire dalla sua bocca parole d'incoraggiamento, e per infervorarsi nel bene operare a vantaggio di tanta povera gioventù.

Il sant'uomo con un dire semplice descrisse brevemente lo stato miserando, in cui giacciono oggidì migliaia di giovanetti; accennò le continue richieste, che da tutte parti si fanno alle Case Salesiane, specialmente a quella di Torino, affinché si ricoverino fanciulli pericolanti e degni della più alta compassione; esternò il vivo dolore che prova nel vedersi costretto di rispondere che non vi è più posto, e nel dover lasciare nell'abbandono e nella via della perdizione tanti giovani, i quali, se fossero tolti dal pericolo ed avviati per tempo ad una qualche carriera, farebbero la più consolante riuscita.

Venne quindi a discorrere della necessità, in cui s'è trovato di ampliare l'Ospizio di San Francesco di Sales, innalzando un nuovo tratto di fabbrica accanto alla chiesa di Maria Ausiliatrice, per mettersi in grado di dare ricetto ad un maggior numero di derelitti, insegnar loro un'arte o mestiere, renderli capaci di guadagnarsi un giorno onoratamente il pane della vita, istruirli ed educarli nella religione e nella morale, e così impedire che, o spinti dalla miseria o tratti dalle cattive compagnie, si diano al vizio ed al malfare, e cadano forse nella prigione, ad esservi il disonore della famiglia e l'obbrobrio della patria.

Don Bosco passò quindi a trattare di alcuni mezzi da praticarsi per riuscire al nobile intento di giovare oggidì alla religione ed al suo buon costume, e recò a quest'uopo alcuni esempi edificanti e sante industrie di persone caritatevoli di Torino e di altre parti. Rispose ad alcuni quesiti fattigli a proposito della Pia Unione dei cooperatori e delle cooperatrici. Con amabile lepidezza narrò che sovente a voce e per iscritto riceve congratulazioni, per vistose eredità lasciategli da chi egli non sa, eredità fantastiche, inventate da qualcuno di buono o di cattivo umore per far parlare il mondo; disse che due, le quali furono vere, diedero pretesto a tante questioni che alla fine riuscì con sensibile perdita; che una gli venne lasciata poc'anzi, e finora incontestata, ma consistente nella somma di lire una e sessanta centesimi. Egli terminò il suo dire esortando i suoi cooperatori e le sue cooperatrici a fare la carità mentre sono in vita e non aspettare a farla per dopo la loro morte. «Facendola adesso, egli disse, voi cooperate più presto al bene della religione e alla salute delle anime; siete sicuri che 1e vostre intenzioni non sono contrariate; e poi ne riceverete da Dio una doppia mercede, vale a dire, non solo il premio in cielo, ma ancora il centuplo su questa terra, secondo 1a promessa del Divin Salvatore: Centuplum accipiet et vitam aeternam possidebit».

Le parole di D. Bosco furono ascoltate con molta attenzione ed accolte con rispetto e benevolenza. Esse ci convinsero vieppiù che Don Bosco non è solo un vero amico, un amorevole padre, ma un eloquente avvocato della gioventù; ci persuasero che egli è uno di quegli uomini, i quali, se avessero i mezzi corrispondenti al cuore, allo zelo; all'energia dell'animo, muterebbero faccia al mondo; ci posero fuori d'ogni dubbio che il prestare aiuto alle istituzioni di questo ecclesiastico è fare oggidì un'opera non solamente cattolica, ma filantropica e sociale. No, l'Italia e la Francia, che posseggono molte Case salesiane, non hanno nulla a temere da D. Bosco; anzi se esse lo assecondano ne' suoi mirabili disegni a vantaggio della gioventù, la prima vedrà a poco a poco scemare di malfattori le sue prigioni e la seconda non avrà più cotanto a temere la dinamite degli anarchisti. Don Bosco, salvando la gioventù, salva ad un tempo la società.

(MB 16, 23)

 

 

 

 

 

 

«L’Unità Cattolica» (1864-1888) pag. 270

9 maggio 1883

 

DON BOSCO A PARIGI

 E IL TRIONFO DELLA CARITA' CATTOLICA

 

Quel venerando apostolo della gioventù, che è D. Bosco, trovasi da alcune settimane in Francia, ove la sua presenza ha eccitato un vero entusiasmo. Presentemente era andato a Lilla, colà chiamato dai cattolici del Nord, per erigervi un Istituto analogo a quelli. che già lo riconoscono per fondatore. A Parigi, dove si fermò circa una settimana, D. Bosco ebbe di tali dimostrazioni di stima e rispetto, che non si potrebbero desiderare di maggiori. Egli vi giungeva negli ultimi giorni di aprile, e non tardarono ad occuparsi di lui la stampa, il clero, la nobiltà, e tutte le classi della società parigina. Celebrò la messa e predicò nella cappella delle Visitandine, delle Dame ospedaliere di S. Tommaso di Villanova, nella chiesa di S. Sulpizio, alla Maddalena. Dappertutto una folla enorme ingombrava le chiese, ascoltava le semplici parole da lui pronunziate, e rispondeva con magnifiche offerte all'appello, che indirizzava alla carità pubblica.

La Gazette de France pubblicò un sunto del discorso pronunziato da D. Bosco alla Maddalena domenica, 29 aprile, e ne diamo qui un cenno: - «Sono profondamente commosso, disse D. Bosco, alla vista di un'udienza tanto numerosa, e non so come rispondere a tanta premura. E’ per me una consolazione inesprimibile ad un'assemblea così ragguardevole di buoni cattolici. E della gioventù che noi siamo per intrattenerci. Secondo la parola di uno de' vostri più illustri Prelati, monsignor Dupanloup, la società sarà buona, se date una buona educazione alla gioventù. Se la lasciate trascinare al male, la società sarà pervertita». - In seguito D. Bosco raccontò la storia del suo Oratorio, e diede i seguenti particolari intorno agli Istituti che ha in Francia:

«Per non discorrervi che di quanto riguarda la Francia, vi dirò che abbiamo a Nizza un Orfanotrofio di 230 ragazzi. Alla Navarra, cantone di Eran, i 120 giovani ricoverati nell'Orfanotrofio si occupano d'agricoltura. A Saint-Cyr, tra Marsiglia e Tolone, abbiamo un vasto Orfanotrofio di ragazze povere ed abbandonate. Fuori della cappella e della scuola, in cui si trovano riunite queste ragazze, si occupano in lavori proprii della loro condizione. Durante il giorno attendono all'orticoltura, alla sera danno opera al cucire. A Marsiglia il nostro Orfanotrofio racchiude 300 convittori, ed oltre a 150 giovani già ricevuti come esterni chiedono di essere ammessi, Sgraziatamente manca lo spazio, benché abbiamo fabbricato un vasto locale».

Queste fondazioni richiedono spese ingenti, e D. Bosco spiegò come vi avea fatto fronte. «Povero, senza mezzi di sussistenza, come ho potuto fondare e sostenere queste Opere? È questo il segreto della misericordiosa bontà di Dio, a cui piacque favorire l'opera mia, perché il bene della società e della Chiesa stanno nella buona educazione della gioventù. La Santa Vergine si è fatta la nostra collettrice, è a lei che dobbiamo la riuscita delle nostre opere, è dessa che ci procurò il mezzo di fabbricare le nostre case e le nostre cappelle. Noi non abbiamo camminato che sotto la sua protezione: essa benedice chi s'occupa della gioventù». E conchiuse il suo discorso invocando queste benedizioni sull'udienza, che intenerita pendeva immobile dalle sue labbra.

 

 

  

 

 

 

«L’Unità Cattolica» (1864-1888) pag. 271

22 maggio 1883

 

UN DISCORSO DI DON BOSCO

NELLA CHIESA DI S AGOSTINO DI PARIGI

 

Giovedì 17 maggio, in Parigi, nella chiesa di Sant'Agostino, zeppa di fedeli, il nostro don Bosco pronunziava un discorso intorno alle Opere salesiane da lui istituite. Come nelle altre chiese di Parigi, la parola dell'apostolo dei giovani abbandonati venne ascoltata con grande attenzione, e poiché discese dal pulpito tutti volevano avvicinarlo, domandandogli la benedizione, baciargli la mano, confessarsi da lui, chiedergli consigli. I giornali della capitale della Francia si occuparono di don Bosco con articoli eloquentissimi, e il signor Saint-Genest scrisse del venerando sacerdote torinese un magnifico elogio nel Figaro. La Gazette de France mandò alla chiesa di Sant'Agostino un suo stenografo per raccogliere il discorso e qui noi ne diamo la conclusione.

«Per mantenere questi varii stabilimenti di educazione, sia in Italia, in Francia, in Ispagna, in America, fra i selvaggi del Brasile, nell'Uruguay, nella Repubblica Argentina e fino nella Patagonia, ci fu mestieri stabilire dei direttori; questi varii stabilimenti ci diedero abati o preti, ma preti con vera vocazione. Alcuni giovani riuscirono impiegati, dottori in lettere dottori in diritto, dottori in medicina, militari. Fra questi nell'esercito italiano e nell'esercito francese ve ne sono di coloro che salirono ai primi gradi. Sono tutti buoni cristiani, che danno grandi consolazioni ai loro superiori.

«Voi mi direte: ma quali sono i vostri mezzi per sostenere quest'Opera? Bisogna chiederli a Dio, alla Provvidenza divina, che invia il sole sulla terra e fa nascere i frutti nei campi. Tuttavia bisogna dire che la SS. Vergine protesse sempre in modo particolare la povera gioventù. L'Opera nostra finora avendo avuto bisogno d'essere aiutata, la SS. Vergine tu la nostra collettrice e principale collettrice. Spero che le pie signore ed i signori di questa città caritatevole di Parigi ci verranno in aiuto per erigere qui una Casa di questo genere. E’ una cosa che si domanda da tutte le parti.

«Ci si dice: ma è questa un'opera di carità! Si deve fare tutto il bene che si può alla gioventù; perciò ci occorre un'Opera che raccolga gli abbandonati nelle vie e nelle piazze, che li raccolga dappertutto per cercare di farne qualche cosa di buono, dei buoni cittadini, e quindi dei buoni cristiani. Non si potrebbe stabilire in Parigi una Casa come quelle di Marsiglia, Nizza e Torino? Credo che si potrà fondare qui una Casa, che sarà in caso di soddisfare a tutti i bisogni. Non chiedo per ora grandi mezzi; solo domando di essere aiutato nell'acquisto del terreno e nel fabbricare una casa, in cui saranno ricoverati questi poveri ragazzi. È un'opera grande o piuttosto un'opera piccola perché desidero che sia un'opera semplice, che non faccia rumore. Tutti i vagabondi, in un certo momento, sono a carico dell'autorità, ed essendo già piccoli ladri non tardano a diventar grandi. Spero che la città di Parigi, che venne tante volte in aiuto alle nostre Opere, benché erette lontano, questa volta ci darà soccorso per aiutarci ad erigere uno stabilimento, nel quale saranno rac­colti i giovani che giorno e notte arrecherebbero molestia agli onesti cittadini.

«Dio ricompenserà largamente quanto farete, e la società ve ne sarà grata. Inoltre i giovani, che colle vostre cure saranno salvati, mercé vostra, diventeranno, di ladri che erano, onesti cittadini, e vi benediranno. Quando ci pre­senteremo a Dio, per essere giudicati, queste anime diranno: - Sono i nostri benefattori: essi impiegarono il loro tempo, denaro per salvare le nostre anime; se siamo salvi lo dobbiamo ad essi. Ebbene ora, gran Dio, usate la misericordia che avete promessa nel Vangelo. Poiché essi ci aiutarono a salvarci, debbono esser salvi.-».

(MB 16,252)

 

 

 

 

  

«L’Unità Cattolica» (1864-1888) pag. 272

30 maggio 1883

 

LETTERA DI D. BOSCO AI SUOI COOPERATORI E COOPERATRICI

 

Da Parigi, dove trovasi tuttora, D. Bosco diresse ai suoi benemeriti cooperatori e cooperatrici la lettera seguente: «Partecipo alle SS. LL. che nella chiesa dell'Oratorio di San Francesco di Sales presso il Santuario di Maria Ausiliatrice (in Torino), si terrà la solita riunione, prescritta dal nostro regolamento. Pei signori cooperatori la Conferenza avrà luogo giovedì, 31 del corrente maggio, alle ore 3 pomeridiane; e, per le signore cooperatrici, nel lunedì seguente, 4 di giugno, vigilia della festa di Maria Ausiliatrice, nell'ora e chiesa medesima; Prego umilmente le SS. LL. a voler onorare questa adunanza colla loro presenza. Ho più cose, di cui desidero dare un breve cenno, alla maggior gloria di Dio e a comune edificazione. Prego Dio che largamente le rimuneri della lor carità, mentre con gratitudine profonda mi professo, - Delle SS. LL. benemerite, - Parigi, 25 maggio 1883, - Obbl.mo servitore – Sac. Giovanni Bosco».

Certo non son poche le cose che D. Bosco, reduce da Parigi, avrà da dire a' suoi cooperatori. Quali ricordi poi egli abbia lasciato nella capitale della Francia dimostrano le parole che disse di lui il cardinale Lavigerie, nella chiesa di Gros-Caillou, dove Don Bosco fece il suo ultimo discorso. «Quando seppi, disse Sua Eminenza, l'arrivo in questa capitale del San Vincenzo d'Italia, non sentii che un desiderio, quello d'incontrarmi con lui in una delle nostre chiese e raccomandare le sue Opere alla carità dei cattolici. Queste io vidi cominciare in Turino, poscia estendersi, penetrare in Francia e divenirvi come un legame di beneficenza e di pace tra i cattolici delle due nazioni».

 

 

 

 

 

  

«L’Unità Cattolica» (1864-1888) pag. 273

3 giugno 1883

 

ARRIVO DI D BOSCO A TORINO

E LA CONFERENZA DEI COOPERATORI SALESIANI

 

Giovedì, 31 maggio, fu giorno di festa e di esultanza nell'Oratorio di San Francesco di Sales in Torino. Alle ore 9 antim. giungeva D. Bosco dalla Francia, e vi veniva accolto con significazioni di alto onore da varie ragguardevoli persone di Torino, e dell'estero, tra cui il marchese Davila di Spagna, e dai suoi giovanetti ed alunni con tale trasporto di gioia e di entusiasmo, che è più facile immaginare che descrivere. Tra gli evviva, i battimpani e le armonie della banda musicale fu accompagnato sino ai portici dell'Istituto messi a festa e tappezzati. Un'iscrizione altrettanto semplice quanto bella ed espressiva diceva: Caro Padre! la Francia ti onora, Torino di ama! Salito su apposita cattedra, D. Bosco volse poche, ma cordiali parole a tutti i suoi cari, sopra i cui volti si vedeva dipinta la gioia più viva. Sorridendo diede uno sguardo al cappello alla francese, che teneva in mano, e piacevolmente disse: «Forse a voi sembrerà che con questo cappello francese don Bosco non sia più quello di una volta. Oh! non temete, miei cari, io sono sempre quel desso; sempre quel vostro affezionatissimo amico sino a che Iddio mi lascierà un filo di vita. In Francia io vi ricordava ogni giorno; ogni giorno pregava per voi; riceveva con molto piacere le vostre lettere, le vostre notizie; ed ho pure sperimentato l'efficacia delle vostre preghiere per la povera mia persona. Ed ora, dopo quattro mesi di assenza, godo di trovarmi nuovamente con voi, che siete il mio gaudio, e la mia corona. Io desidero che martedì prossimo, 5 giugno, facciamo una splendida festa in onore di Maria Ausiliatrice, la quale da buona madre ci ha assistiti in questo viaggio, ci ha ottenuto da Dio grazie segnalate, dei favori grandi anche per voi. Ho molte cose a dirvi; ma per ora basta; perché intendo di andare a celebrare la santa messa all'altare di Maria Ausiliatrice in ringraziamento della sua celeste protezione». Qui il sant'uomo si fe' commosso, gli si gonfiarono gli occhi, e versò alcune lagrime, sgorgategli certamente dall'animo pieno di riconoscenza e di amore a Dio ed a Maria Ausiliatrice, da cui riconobbe ogni bene. I giovanetti spontaneamente si recarono ancor essi nel santuario, dal quale erano usciti solo poco anzi, ascoltarono divotamente la messa di don Bosco, recitarono il Santo Rosario, e infine intuonato il Tedeum ringraziarono il Signore di aver loro ricondotto sano e salvo il loro amatissimo Padre.

Alla sera, come aveva annunziato, D. Bosco tenne la Conferenza a' suoi cooperatori di Torino, accorsi in gran numero, ecclesiastici, nobili e borghesi. Sebbene stanco pel viaggio della notte, egli, salito il pergamo, parlò per ben 50 minuti. Il suo discorso semplice e piano, ma improntato di apostolico zelo, si raggirò a dimostrare che oggidì opera delle più importanti quella si e di attendere alla morale educazione della gioventù, per avere col tempo dei buoni cristiani e dei probi cittadini; lodò gli sforzi, che fanno molti cattolici in tanti paesi, soprattutto in Torino, per conseguire questo santo fine; segnalò il progresso, che, la Dio mercè, e mediante il concorso dei cooperatori e delle cooperatrici, fanno le Opere salesiane in Europa e specialmente nell'America; e discorrendo del suo viaggio in Francia disse come dappertutto e clero e popolo riconobbe e accolse l'Associazione dei cooperatori quale mezzo facile ed efficace, per riuscire alla salvezza della gioventù e quindi delle future generazioni. Dopo di aver ricordate le divine promesse e chi fa del bene ai piccoli; dopo di aver esposti alcuni dei mezzi principali, da potersi facilmente praticare da un cooperatore a pro dei giovanetti, senza punto dover uscire dal seno di sua famiglia o dai confini di sua parrocchia, D. Bosco finì coll'invocare le benedizioni di Dio e della Vergine Ausiliatrice sopra tutti i presenti e le loro famiglie, assicurandoli ad un tempo che egli ed i suoi alunni avrebbero pregato per essi, affinché, dopo il pellegrinaggio di questa vita potessero giungere feli­cemente al porto dell'eternità.

La mentovata iscrizione dei Figliuoli dell'Oratorio diceva a don Bosco: La Francia ti onora, Torino ti ama. Certamente la Francia non solo ha onorato D. Bosco, ma gli ha pure dato delle invincibili prove d'amore, come testimoniarono giornali d'ogni tinta; ma Torino, ma l'Italia tutta ha il dovere d'amare don Bosco più che Parigi, più che la Francia. D. Bosco è nostro. Egli non ambisce onori; ma non isdegna, desidera anzi d'essere amato, non già nella sua persona, ma nella persona di più migliaia di poveri giovanetti raccolti nelle sue Case; desidera atti di carità per sostenere le sue Missioni; desidera il nostro aiuto morale e materiale per promuovere la buona stampa e per far fiorire le molte Opere di religione e di beneficenza impiantate nei due emisferi. Un tempo lo aiutava il Governo ed il Municipio; ma questi oggidì si limitano ad aiutarlo negativamente, vale a dire, col non mettere incagli alle opere sue. Prendiamo noi il loro posto. Nel corso di oltre quarant'anni Iddio mostrò abbastanza chiaro che è con questo uomo provvidenziale, perché ei lavora unicamente per la sua gloria, pel bene della sua Chiesa, per la ristorazione della sconvolta società; e noi, aiutando don Bosco, aiutiamo ad un tempo la buona educazione di tanta povera gioventù, promuoviamo il cristiano incivilimento tra le tribù selvagge, diffondiamo la buona stampa ed il vero progresso, coo­periamo in una parola a dare alla Chiesa di Gesù Cristo degli zelanti sacerdoti e dei buoni cristiani alla civile società uomini morigerati e probi, di cui tanto abbisogna per non cadere in totale rovina.

 

 

 

 

«L’unità Cattolica» (1864-1888) pag. 281

22 maggio 1884

 

La festa di Maria Ausiliatrice in Torino. - Sabbato 24 corrente si celebrerà in Torino con solennissima pompa 1a festa di Ntaria Ausilitrice nella chiesa a Lei dedicata in Valdocco presso l'Oratorio di San Francesco di Sales. Non solo i Torinesi, ma molti forestieri ai porteranno alla visita del Santuario, divenuto oggimai luogo di benedizione, trono, dal quale l'augusta Regina del cielo si compiace di mostrare quanto Ella possa a favore de' suoi divoti, spargendo ogni sorta di grazie spirituali e temporali. Speriamo che lo spettacolo religioso, col quale assistemmo negli altri anni, non sarà in questo né meno splendido, né meno consolante. - La festa sarà onorata dalla presenza di Sua Eminenza Reverendissima il cardinale Alimonda e da monsignor Bertagna, suo Vescovo ausiliare.

 

La conferenza di D. Bosco. - Il nostro benemerito ed infaticabile Don Bosco avverte che venerdì, 23 del corrente, vigilia della solennità di Maria Ausiliatrice, avrà luogo pei cooperatori salesiani e per le cooperatrici la conferenza prescritta dal regolamento. La pia radunanza si terrà nel Santuario stesso di Maria Ausiliatrice, dove sarà posto per tutti, nello spazio destinato ai giovanetti dell'Istituto salesiano. L'entrata sarà per la porta dello stabilimento. La funzione comincierà alle ore 3,30 pomeridiane. Ognuno può condurre le persone di particolare conoscenza, sebbene non ancora ascritte, purché abbiano volontà di farsi ascrivere alla Pia Unione. «Sua Santità Leone XIII, a' cui piedi, dice D. Bosco, io ebbi la bella sorte di prostrarmi il giorno 9 del corrente, accorda una speciale benedizione a quelli, che interverranno a questa conferenza, e tutti potranno lucrare l'indulgenza plenaria secondo il regolamento». Si farà la questua a beneficio dei due Ospizi, che si stanno ora fabbricando per la povera gioventù abbandonata. l'uno in Roma presso la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, e l'altro in Torino presso la chiesa di San Giovanni Evangelista. II Santo Padre Leone XIII raccomanda in particolar modo queste due opere alla carità dei cooperatori e delle cooperatrici.