TEMI DI ATTUALITA'.

 

SPIRITUALITA' DEL COOPERATORE SALESIANO

 

Il Cooperatore Salesiano è un apostolo secolare che vive e agisce animato dallo

spirito salesiano.

Che cos'è lo spirito salesiano?

E uno stile di vita e di azione che caratterizza la spiritualità di Don Bosco e dei suoi

figli.

Don Bosco è stato un dono di Dio alla Chiesa. Egli visse e i suoi figli vivono per

amarla e servirla. Centinaia di opere, migliaia di progetti, innumerevoli iniziative nei

cinque continenti lo manifestano. Però il maggior contributo di Don Bosco alla

Chiesa è quello di avere "lanciato" il cammino di una scuola di santità, che insegna

una spiritualità semplice e simpatica e che inaugura un nuovo stile.

Chi entra in questa nuova scuola di santità cerca di relazionarsi con il mondo e con

ciò che lo circonda, dedicandosi ad una attività instancabile. Il lavoro, chiave della

nuova cultura, è anche chiave della nuova santità.

Chi segue le orme di Don Bosco trova una nuova forma di relazionarsi con il

prossimo. Affetto, confidenza, amicizia, spirito di famiglia sono alcune delle forme

concrete del nuovo amore predicato e vissuto nella scuola di Don Bosco.

Chi aspira alla santità secondo questo nuovo stile si sente amato da Dio Padre e

vive in un permanente amore filiale verso di Lui. Converte la sua vita di tutti i giorni

in un prolungato atto di disponibilità e amore verso il Signore.

 

1. Il Cooperatore Salesiano si dedica al suo lavoro con attività instancabile.

A una determinata cultura corrisponde un determinato tipo di santità. Nel secolo 19

nasce la cultura del lavoro. E il secolo della rivoluzione industriale. Don Bosco vuole

fondare un religioso "in maniche di camicia", dedicato al lavoro.

I frati hanno una fama di sfaccendati. Don Bosco, che vive la rivoluzione industriale,

introduce una rivoluzione nella santità: lavoro e temperanza sono le facce della

nuova spiritualità.

Il secolo XX ha elaborato una ricca teologia del lavoro. Giovanni Paolo ll ce la offre

nella enciclica "Laborem Exercens":

- "Il lavoro rende l'uomo continuatore dell'opera creatrice di Dio. Dio ha lasciato il

mondo "creato a metà" e vuole che i suoi figli lo vadano completando.

Quando Gesù venne nel mondo c'erano in tutto il pianeta circa 250 milioni di

abitanti; oggi siamo 5.000 milioni. La stessa porzione di terra che allora

alimentava un solo individuo, oggi deve nutrirne 20. E' il nostro lavoro che deve fare

questo miracolo quotidiano.

- Solo il lavoro rende possibile il pieno sviluppo dell'uomo e degli uomini. Senza

lavoro non c'è autorealizazione. E' l'attività manuale, intellettuale, apostolica . . ., che

fa crescere la persona. Il Cooperatore salesiano è chiamato ad essere un lavoratore

instancabile, un professionista di prestigio. Il cristiano che non sviluppa i suoi talenti

delude Dio.

- Il lavoro è strumento di santificazione personale e di proiezione apostolica. Il lavoro

è la nostra mistica perchè lo compiamo come un lavoro con Dio e per Dio. "Quando

un Salesiano morirà lavorando per le anime, direte che la nostra congregazione ha

riportato un grande trionfo "(dalla lettera-testamento di Don Bosco).

 

2. Il Cooperatore Salesiano è amabile, buono, cordiale

Questo è l'abbicì nella sua relazione col prossimo, in casa, nel luogo di lavoro, nella

strada. Gli sono familiari e care queste realtà: confidenza, affetto, spirito di famiglia,

amicizia, simpatia, dolceza, allegria, sorriso, apertura, semplicità, comunicativa,

dialogo. (RVA 31)

Don Bosco, seguendo le orme di San Francesco di Sales, introduce un buon

numero di novità nella spiritualità cristiana del suo tempo. Queste sono alcune delle

sue originalità:

- Non basta amare, è necessario che il ragazzo si senta amato. Ci sviluppiamo

come persone dal punto di vista fisico, psicologico e spiritualmente quando ci

sentiamo sufficientemente amati. Siamo il frutto della convergenza di molti amori:

padre, madre, fratelli, familiari, amici. Molte persone non sono più perchè non si

sono sentite sufficientemente amate.

- Fatti amare, ripeteva Don Bosco ai suoi discepoli. La spiritualità precedente aveva

detto: ama il fatto di essere disprezzato e tenuto in nessun conto. Don Bosco su

questo punto è contestatore e rivoluzionario. Egli ripeterà: procura di farti amare.

Il Cooperatore Salesiano è un apostolo che ha intenzione di avvicinare gli altri a

Gesù. Colui che è antipatico non attira; respinge. Il Cooperatore Salesiano è un

missionario, segno dell'amore che Dio ha per noi. L'amicizia che Dio ha per me è

meravigliosa e io avverto questa realtà grazie all'amicizia che mi mostrano i suoi

discepoli e, concretamente, questo Cooperatore salesiano.

- Non superiori, ripete Don Bosco, ma padri, fratelli, amici. La confidenza reciproca è

ciò che caratterizza lo spirito di famiglia: gli sposi confidano l'uno nell'altro, i genitori

confidano nei figli e i figli nei genitori. Quando in una famiglia, comunità o gruppo di

uomini, regna questo clima, si sente la necessità di condividere tutto, le persone si

sentono a loro agio e crescono sempre più davanti a Dio e agli uomini.

 

3. Il Cooperatore Salesiano fa della sua vita preghiera

A Guayaquil, Mercedes de Jesùs Molina fa quattro ore quotidiane di orazione

mentale e altre due di orazione vocale, in totale sei ore. E' l'anno 1862. A Torino, in

questo stesso anno, un sacerdote di 47 anni, chiamato Don Bosco, sviluppa

un'attività instancabile, predica, confessa, scrive libri, centinaia di lettere, costruisce

case, impianta laboratori, viaggia per migliaia di chilometri, dà alloggio e vitto a

centinaia di orfani. Le 24 ore del giorno non gli bastano per tanto lavoro e, Dio,

rispettoso verso il suo apostolo, rispetta il suo orario incalzante, e, quando deve

parlargli, lo fa di notte nei sogni.

Nella Chiesa è nata una nuova spiritualità, una diversa santità; essa ha anche i suoi

"segreti": - Per Don Bosco la pietà è una disposizione ad evitare l'offesa a Dio, per

lieve che sia, e fare tutto per Lui. Don Bosco converte così la sua vita in preghiera. I

suoi religiosi avranno poche pratiche di pietà, però molto spirito di pietà. "Tutta la

vita dei fedeli costituisce una vera liturgia, con la quale essi offrono se stessi in

servizio di amore a Dio e agli uomini, in adesione a quella di Cristo, che vivendo tra

noi e offrendo se stesso, santificò la vita di tutti gli uomini". (Costituzione Apostolica

Laudis Canticum)

Don Bosco precorse i tempi e visse e volle che i suoi figli vivessero la liturgia della

vita, facendo della sua giornata ordinaria una prolungata eucaristìa.

- Il segreto della felicità di Gesù era sentirsi molto amato da Dio Padre. In ogni luogo

lo accompagnava l'eco delle parole del Padre: "Questo è il mio figlio prediletto". E

questo era il senso della sua esistenza: rispondere in tutto e sempre al volere del

Padre con un amore filiale, con amorosa obbedienza alla sua volontà. Egli stesso ce

lo dice: " Io faccio sempre ciò che è gradito al Padre". Il Cooperatore Salesiano si

sintoniza con questi sentimenti di Gesù. La sua allegria ha come fonte il sentirsi

amato da Dio. La sua intera esistenza ha un senso, compiacere in tutto a Dio.

- Don Filippo Rinaldi, terzo successore di Don Bosco, cuore secondo il cuore del

Padre, definisce così lo spirito salesiano: "E' la laboriosità instancabile santificata

dalla preghiera e dall'unione con Dio".

Il Cooperatore Salesiano è un instancabile lavoratore di Dio, cooperatore di Dio, con

cui è in comunicazione e a cui si mantiene unito permanentemente. - "La sua

preghiera, caratterizata dalla spirito salesiano, è semplice e piena di fiducia, allegra

e creativa, impregnata di intenso ardore apostolico; però, soprattutto, è unita alla

vita e si prolunga in essa" (RVA.32).

 

Matias Lara