Dalla Collana “Colloqui sulla vita salesiana” – la Famiglia Salesiana (1974)

 

IV

(p. 1)                                   Storia dei Cooperatori Salesiani

 

Dato un cenno sullo scopo dei Cooperatori Salesiani nasce spontaneamente il desiderio di conoscerne l'origine, il programma e l’organismo siccome studieremo di fare nel presente numero.

Fin dal 1841 si cominciò in Torino il catechismo ai giovani più poveri ed abbandonati, a quei giovanetti che si trovano da un momento all’altro in procinto di essere condotti a popolare le prigioni. (Nota: Speriamo poter dare a suo tempo un ragguaglio sull'origine e progresso dell'istituto detto: Oratorio di S. Francesco di Sales; qui parliamo solamente dei Cooperatori Salesiani. Le radunanze dei giovani nel 1841 avevano luogo nella Chiesa di S. Francesco d'Assisi in Torino, nel 1844 in Valdocco).

La messe era assai copiosa, e viepiù copiosa diveniva a vista d'occhio. Il Sac. Bosco trovavasi spesso circondato da cinque a seicento fanciulli, sì che gli tornava impossibile tener in freno e provvedere ai bisogni di quella moltitudine. Fu allora che molti zelanti sacerdoti e pii secolari a lui si associarono per coadiuvarlo nell'esercizio di quest'importante Ministero. Capi di essi ricordiamo con piacere e con gloria gli zelanti e noti non mai abbastanza compianti T. Gioanni Borrel, D. Caffasso Gius., Can. Borsarelli. Questi furono i primi Cooperatori Ecclesiastici. Ma tutti legati da altre gravi occupazioni, potevano solamente prestare aiuto in certe ore ed in certe eventualità, non regolarmente. Si ricorse allora ad alcuni signori nobili e borghesi, che si offersero di buon grado ed in numero sufficiente di fare il Catechismo, scuola, assistere in tempo delle funzioni entro e fuori di Chiesa. Guidarli nelle (p. 2) preghiere, nel canto, prepararli ai Santi Sacramenti e istruirli per ricevere degnamente la Cresima, era l'uffizio di quegli esemplari cristiani.

Fuori di Chiesa poi mantenevano l'ordine, accoglievano i fanciulli quando giungevano all'Oratorio, con amorevolezza facevano loro parte dei trastulli e segnavano il sito dove potersi a piacimento divertire. Altro uffizio importante dei Cooperatori era quello detto di collocamento. Molti ragazzi venuti di lontano paese si trovavano senza pane, senza occupazione, senza chi prendesse cura di loro. Alcuni Cooperatori si davano premura di cercare coloro che non avessero lavoro, procuravano di pulirli e metterli in grado di presentarsi decentemente nelle officine e collocarli presso a qualche onesto padrone. Lungo la settimana li visitavano e procuravano di ricondurli la Domenica seguente, affinché non si perdesse in un giorno il frutto che erasi procacciato colle sollecitudini di più settimane.

Tra quei Cooperatori parecchi durante la invernale stagione per vie disagiatissime si recavano ogni sera a fare la scuola di lettura, scrittura, canto, aritmetica ed anche lingua italiana. Altri poi venivano tutti i giorni al Mezzodì per istruire nel catechismo quelli che maggiormente ne abbisognavano. Fra i Signori secolari che si segnalavano per carità e sacrificio meritava di essere menzionato un negoziante di nome Gagliardi Giuseppe. Ogni momento libero, ogni suo risparmio, tutto consacrava ai giovani dell'Oratorio che egli soleva sempre chiamare col nome di nostri figli. Sono pochi anni che nell'universale rincrescimento cessava di vivere, ma finché sussisterà l'opera degli Oratorii si conserverà sempre grata memoria di lui, ed avrà chi innalzerà al Cielo preghiere speciali (p. 3) per l'anima sua.

Il Banchiere Campagna, il negoz. Fino Gioanni, Commend. Giuseppe Cotta, il celebre Conte Vitt. di Camburzano, erano fervorosi Cooperatori, che Dio chiamò a godere il premio del loro zelo. Tra i viventi nominiamo con piacere il Conte Carlo Cays, Comm. Gius. Duprè, Marchese Dom. Fassati, March. Gioanni Scarampi, Sig. Conti Carlo, Eugenio, Francesco, Fratelli de Maistre, Cav. Marco Gonella, Conte Francesco Viancino, Cav. Clemente di Villanova, Sig. Marchese Scanagatti ed altri molti.

Fra i sacerdoti, si aggiunsero i due fratelli Ignazio e Gioanni Vola, T. Rossi che morì Direttore dell'Oratorio di S. Luigi, T. Avv. Destefanis, che furono già da Dio chiamati alla celeste patria.

Fra i primi Cooperatori ecclesiastici che Dio conserva tuttora in vita sono da annoverarsi: D. Trivero Giuseppe, il T. Cav. Carpano Giacinto, D. Chiatellino Michelangelo, D. Savio Ascanio, D. Giacomelli Gioanni, T. Prof. Chiaves, D. Musso maestro, Can.co Musso (?), Professore D. Pietro Ponti, Can.co Luigi Nasi, il Prof. Can.co Marengo, il T. Emiliano Mana­corda oggidì Vescovo di Fossano, i1 Can.co Eugenio Galletti ora Vescovo di Alba, ed in modo speciale l'attuale nostro Arcivescovo di Torino, allora Canonico Gastaldi. Con sollecitudine egli veniva a predicare, confessare, fare scuola, e fu di quelli che ha sempre chiamato gli Oratorii festivi opera provvidenziale, opera diretta e sostenuta dal dito del Signore.

Tutti questi Cooperatori si raccoglievano nei prati di Valdocco, che erano un quartiere di Torino allora abbandonato, ma ora tutto coperto di case. Impiegavano il tempo, le forze e le sostanze per raccogliere giovanetti pericolanti, istruirli e col mezzo della religione ridonarli alla società quali utili ed onesti cittadini.

Taluno qui dimanderà: come era possibile tenere la disciplina e con­servare l'ordine in mezzo a migliaia di giovanetti di quella fatta? (p. 4) Non è tanto difficile come pare a prima vista. Avvi un Regolamento per l'Orato­rio festivo, cui sono distribuiti i vari uffizi che si riferiscono alla Chiesa e ad un giardino di amena ricreazione. Un Direttore che diriga gli altri che facciano la parte loro fissata, ogni cosa procede colla massima soddisfazione senza mai dover ricorrere né a minaccia né a castigo di sorta.

Oltre ai Cooperatori Salesiani vi furono anche Cooperatrici. Tra nostri allievi ve n'erano alcuni così pezzenti e mal messi in arnese che niuno 1i voleva vicino, niun padrone li accoglieva nelle proprie officine. La pietà dei fedeli non viene mai meno. Diverse caritatevoli Signore si diedero a cucire, pulire, rappezzare ed anche provvedere nuovi abiti e biancheria secondo la necessità.

In capo delle Cooperatrici era la Signora Gastaldi Margherita, sua figlia, ambedue defunte, e sua nipote Lorenzina Mazzé. La Cont. Bosco Ricardi con sua figlia Giulietta; la Cont. Capazzo Ricardi; Nobile Dama Candida Bosco, la Cont. Bosco Cantono, la Sig.ra Occhiena Vincenza e molte altre Signore e molti pii Istituti e case di educazione gareggiavano in prestar l'opera loro in sollievo dei poveri figli del popolo. Tutte pale­savano una specie di entusiasmo nel nobile uffizio di carità, che era veramente vestire i nudi. I giovani beneficati poi, lieti di essere così tornati all’onore della Società, si offerivano di tutto buon grado a cantare, a servire nei divini uffizi in favore dei medesimi Istituti e innalzavano a Dio mattina e sera la preghiera della riconoscenza pei loro benefattori e per le loro benefattrici. (Segue).

 

Copia manoscritta di Don Gioachino Berto, corretta da Don Giov. Bosco. ACS, 133, Cooperatori, 3 (1) 1 fol., 4 pagine. Probabilmente inedita.

342